PESARO FANO URBINO CAGLI CIVITANOVA MARCHE FABRIANO JESI MONTALTO DELLE MARCHE SAN BENEDETTO DEL TRONTO SENIGALLIA URBANIA
AMAT con il contributo di REGIONE MARCHE|MiC
TEATROLTRE
TEATRO DANZA & MUSICA AL PRESENTE
DICEMBRE 2025 | GIUGNO 2026 _ XXII EDIZIONE
PROGRAMMA
10 APRILE
CAGLI TEATRO COMUNALE
FANNY & ALEXANDER
GHOSTS
18 APRILE
SENIGALLIA ROTONDA A MARE
SOTTO A CHI DANZA!
TRACCE DI DANZA D’AUTORE DALLE MARCHE
MARTA MAGINI
SWINGING IS LIKE SAYING NO NONO
RICCARDO CRESCENTE
TRIADE
GIOSY SAMPAOLO
15:36
23 APRILE
PESAROSALA DELLA REPUBBLICA, TEATRO ROSSINI
MADALENA REVERSA
CANTIERE APERTO PER
POUR LA FIN DU TEMPS
[RESIDENZA DI ALLESTIMENTO]
23 APRILE
PESARO TEATRO SPERIMENTALE
TEHO TEARDO & BLIXA BARGELD
28 APRILE
URBINO TEATRO SANZIO
NICOLA GALLI
DESERTO TATTILE
29 APRILE
MONTALTO DELLE MARCHE TEATRO DELLA FIABA E DELLA POESIA
ASCANIO CELESTINI
POVERI CRISTI
16 MAGGIO
PESARO SPAZI DELLA CITTÀ
PESARO DANZA FOCUS FESTIVAL
H 17,30Piazzale della Libertà
ANNA BASTI
LE CLASSIQUE C’EST CHIC!
H 19Sala della Repubblica, Teatro Rossini
DAVIDE TAGLIAVINI
THAT’S ALL
H 21Teatro Sperimentale
COMPAGNIA ABBONDANZA/BERTONI
FEMINA
H 22,30 Chiesa dell’Annunziata
DEWEY DELL
ECHO DANCE OF FURIES
29 MAGGIO
PESAROTEATRO SPERIMENTALE
MUTA IMAGO
ATOMICA
30 MAGGIO
CIVITANOVA MARCHE CONTRADA FOCE ASOLA
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI MACERATA
SCUOLA DI SCENOGRAFIA
TRAPPOLA PER TIPI
7 GIUGNO
PESARO SALA DELLA REPUBBLICA, TEATRO ROSSINI
NICCOLÒ FETTARAPPA
CANTIERE APERTO PER
SCEMI DEL VILLAGGIO
[RESIDENZA DI ALLESTIMENTO]
TeatrOltre, festival ideato e realizzato all’insegna della multidisciplinarietà dall’AMAT in11città delle Marche, si conferma palcoscenico ampio per le più importanti esperienze dei linguaggi contemporanei per la ventiduesima edizione realizzata con il contributo di Regione Marche e MiC a Pesaro, Fano (in collaborazione con Fondazione Teatro della Fortuna), Urbino, Cagli,Civitanova Marche(in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Macerata), Fabriano, Jesi (in collaborazione con Fondazione Pergolesi Spontini), Montalto delle Marche, San Benedetto del Tronto, Senigallia e Urbania. Il programma offre uno sguardo su teatro, danza e musica “al presente” con 29appuntamenti da dicembre 2025 a giugno 2026.
Il 23 dicembre a San Benedetto del Tronto apertura di sipario con U. di Alessandro Sciarroni, artista eclettico, coreografo geniale, Leone d’Oro alla carriera per la Danza, che cura con Aurora Bauzà e Pere Jo la drammaturgia di questa performance musicale costituita da canti corali tratti dal repertorio italiano con un coro di sette cantanti con formazione ed esperienze vocali molto diversificate.Abracadabradi Babilonia Teatri, il 20 gennaio a Pesaro, mette assieme due mondi distanti, la morte e la magia. Quest’ultima, evocata fin dal titolo, è letteralmente incarnata dal protagonista da Francesco Scimemi, mago e illusionista, comico e performer, in scena con Enrico Castellani, Valeria Raimondi ed Emanuela Villagrossi.Una giovane donna vive con i nonni e si prende cura di loro, l’accudimento scandisce le sue giornate. La cara dei vecchi della Compagnia Progetto Nichel - il 28 gennaio a Pesaro - è una storia che parla di solitudine, di senso di responsabilità, emozioni che si intrecciano in una drammaturgia originale di Elvira Buonocore che Pino Carbone sceglie di portare in scena attraverso due linguaggi complementari, teatro e cinema, con la protagonista, Anna Carla Broegg, che guarda, agisce e subisce il film della propria vita.Shakespearologydi Sotterraneo il 5 febbraio a Urbania è un one man show, una biografia, un catalogo di materiali shakespeariani più o meno pop, un pezzo teatrale ibrido che dà voce al Bardo in persona e cerca di rovesciare i ruoli abituali. Ogni lavoro del gruppo fiorentino è come una sonda lanciata a indagare le possibilità linguistiche del teatro, luogo fisico e intellettuale, antico e irrimediabilmente contemporaneo.Motus, uno dei gruppi più amati e seguiti a livello internazionale, presenta il 6 febbraio a Pesaro Frankenstein_diptych (love story + history of hate), due capitoli del progetto ideato e diretto da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, in scena quest’ultimo con Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou,dedicato alla figura di Frankenstein. Partendo dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del ‘92, intorno alla quale costruisce una coinvolgente intelaiatura biografica, Davide Enia in Autoritratto- Premio Ubu 2025 come "Migliore nuovo testo italiano" e "Migliore attore" - l’8 febbraio a Jesi traccia «un autoritratto intimo e collettivo» di una comunità costretta a convivere con la continua epifania del male.Noemi Apuzzo, Elsa Bossie Chiara Stoppa sono le protagoniste l’11 febbraio a Urbino di Misurare il salto delle rane di Carrozzeria Orfeo, una dark comedy ambientata in un piccolo paese di pescatori negli anni '90, spettacolo vincitore del Premio della Critica 2025 come “Migliore spettacolo dell’anno”.Con Una notte a Teheran Cecilia Sala porta in scena a Fabriano il 13 febbraio l’essenza del suo podcast quotidiano Stories, prodotto da Chora Media. Il suo racconto giornalistico prende corpo, voce e spazio scenico, diventando un’esperienza capace di unire emozione e informazione.Versi presidall’omonimo libro einaudiano e dalle prime scritture per il teatro, MariangelaGualtieri in Ruvido umano il 27 febbraio a Pesaro si avventura nell’intreccio fra versi e musica elettronica, in un accuratolavoro con Lemmo e il suo universo sonoro e la regia di Cesare Ronconi. Lo spettacolo è parte di un progetto più ampio denominato Una poeta in città, dal 23 al 27 febbraio, ben descritto dalle parole della stessa Mariangela Gualtieri: «l’idea, o esperimento, parte dalla convinzione che la poesia possa entrare nelle nostre vite proprio come fa la musica, ogni giorno, come grande alleata che illumina, esorta, commuove o rallegra.Una città, con le grandi e piccole comunità che la compongono è un buon tessuto per cominciare questa avventura poetica che vorrebbe coinvolgere varie fasce di età e varie situazioni. Fino ad arrivare al teatro. Da anni la città di Pesaro mi accoglie con affetto e stima e io mi sento a casa».Il 1 marzo a Pesaro la coreografa Elisa Sbaragli indaga in Se domanicon la danza di Lorenzo De Simone e Alice Raffaelliil corpo come materia plasmabile, allenato a uno stato di presenza, ascolto e relazione.Prodotto dall’Accademia Teatro della Fortuna a Fano il 6 marzoLa notte poco prima della foresta con Diego Parlanti, regia e drammaturgia di Francesco Brunori, è un viaggio interiore nella solitudine della contemporaneità.Un’azione di teatro danza, frammenti di vita del passato e del presente mescolati insieme: L'impastodi Maria Francesca Guerraa Urbania il 7 marzo è uno studio autobiografico che trae spunto da esperienze e ricerche personali con le musiche inedite del compositore Stefano Guarnieri e gli interventi live del musicista e performer Federico Bagnasco.Un concerto scenico dalla tragedia di Shakespeare, costruito attraversando le poche scene in cui Romeo e Giulietta sono insieme. Cinque quadri suonati nelle parole che Romeo dice a Giulietta e quelle che Giulietta dice a Romeo: Roberto Latini con Federica Carra porta in scena Giulietta e Romeo. Stai leggero nel salto, l’11 marzo a Pesaro.Un lavoro originale, ovvero Fahrenheit 451 come è possibile pensarlo, scriverlo e comporlo ai giorni nostri: ispirandosi a Bradbury, Sotterraneo esplora il 17 marzo a Urbino in Il fuoco era la cura gli spunti di riflessione che il suo romanzo continua a generare nel presente.Il 27 marzo a Pesaro un evento musicale dal sapore internazionale ed esclusivo con Jay-Jay Johanson, artista svedese tra i più influenti e tra le migliori voci della sua generazione, una eleganza malinconica la sua che dà vita a un concerto in cui si fondono jazz, trip hop e pop in un’atmosfera intima. L’esibizione di Jay-Jay Johanson è anticipata da quella di Dombre, progetto solista di Ettore Pernigotti, in collaborazione con il progetto di rete Glocal Sound.Il 29 marzo TeatrOltre prosegue a Senigallia con Crescere, la guerra, spettacolo che intreccia voci e testimonianze, raccolte da diverse guerre del passato e del presente, per mettere in luce il punto cieco della nostra umanità, l’indifferenza. La voce e il racconto di Francesca Mannocchi incontrano il paesaggio sonoro originale creato da Rodrigo D’Erasmo, dando vita a un dispositivo scenico essenziale e potentissimo.Un uomo e una donna si muovono tra suoni, luci e ombre, appaiono e scompaiono, attraversando una soglia percettiva che separa il reale dall’invisibile. È questo l’universo di immagini e segni di Ghosts di Fanny & Alexander, in scena il 10 aprile a Cagli con Andrea Argentieri e Chiara Lagani, regia di Luigi Ceccarelli, ispirato ai racconti di fantasmi di Edith Wharton, lavoro che indaga le zone più ambigue e sottili dell’esperienza spettrale, interrogandosi sulla natura della paura, del rimorso, della nostalgia.Una maratona per gli appassionati di danza per conoscere nuovi talenti regionali: Sotto a chi danza! è una serata dedicata alle performance di giovani artisti marchigiani - Marta Magini, Riccardo Crescente, Giosy Sampaolo-che nella suggestiva Rotonda a Mare di Senigallia il 18 aprile presentano in formato breve i propri lavori. Al termine di una residenza di allestimento e in forma di “cantiere aperto” il 23 aprile a Pesaro Madalena Reversa presenta un primo allestimento di Pour la fin du temps, un’installazione immersiva, sonora e visiva, ispirata alla composizione di Olivier Messiaen Quatuor pour la fin du temps, che intende interrogare la percezione del nostro tempo presente, sospeso tra memoria, apocalisse imminente e speranza.Un binomio artistico storico per l’appuntamento del 23 aprile a Pesaro con Teho Teardo, uno dei più originali compositori italiani contemporanei, e BlixaBargeld, voce dei leggendari EinstürzendeNeubauten e già collaboratore di Nick Cave & The BadSeeds. Sul palco, la scrittura cinematica e ipnotica di Teardo si fonde con la vocalità unica, teatrale e magnetica di Bargeld, per un concerto di micro-drammaturgie sonore e paesaggi emotivi che si espandono oltre la forma canzone. Un viaggio conteso tra lontananza e prossimità, nitidezza e opacità, unione ed esclusione:Deserto tattile di Nicola Galli a Urbino il 28 aprile è una riflessione sulle forme della solitudine e sul deserto inteso come condizione esistenziale, un'indagine sulla memoria del corpo e sul rapporto tra sguardo, gesto e tattilità per entrare in contatto con l'intangibile.il 29 aprile a Montalto delle Marche TeatrOltre prosegue con Ascanio Celestini, una delle voci più amate del teatro di narrazione, con lo spettacolo tratto dal suo ultimo libro Poveri cristi. Il lavoro racconta i destini di coloro che stanno ai margini della società con l’ausilio delle musiche di Gianluca Casadei.Il 16 maggio con Pesaro Danza Focus Festival una festa della danza esplode in città. Si inizia alle ore 17.30 nel Piazzale della Libertà con Anna Basti che in Le classique c’est chic!offre una sorta di classe di danza classica gratuita e aperta a tutte le persone che hanno voglia di mettersi in gioco in un gesto collettivo di cura del proprio corpo e di riappropriazione dello spazio pubblico. Il programma prosegue (ore 19, Sala della Repubblica) con That’salldel coreografo e danzatore Davide Tagliavini, un gioco aperto all’imprevedibilità tra stupore, ironia e cambiamenti nel quale l’incertezza regna, lasciando spazio a nuove possibilità. La Compagnia Abbondanza/Bertoni, tra le realtà artistiche italiane più accreditate e riconosciute nell’ambito della danza, porta in scena alle ore 21 al Teatro Sperimentale Femina, intenso spettacolo dedicato all’universo femminilecon Sara Cavalieri, Eleonora Chiocchini, Valentina Dal Mas, Ludovica Messina Poerio. La conclusione di Pesaro Danza Focus Festival è con Agata Castellucci e Teodora Castellucci – compagnia Dewey Dell - ipnotica performance incentrata sull’immaginario degli ex-voto anatomici ideata con Vito Matera e lamusica originale di Demetrio Castellucci. In Atomica a Pesaro il 29 maggiola compagnia Muta Imago insieme agli attori Alessandro Berti e Gabriele Portoghese porta in scena con la regia di Claudia Sorace e ladrammaturgia e il suono di Riccardo Fazi, lo scambio tra due esseri umani fragili e impauriti che si interrogano sul nostro ruolo nel mondo, su una natura umana sospesa tra creazione e distruzione, potenza immaginifica e male assoluto.In riva al mare, alla foce Asola di Civitanova Marche l’Accademia di Belle Arti di Macerata - Scuola di Scenografia ha inventato un teatro temporaneo che si accende e si spegne dopo alcune mareggiate, unico nel suo genere dove il 30 maggio prende vitaTrappola per tipi, nato dalle suggestioni del romanzo di Kafka America, un circo di personaggi improbabili che si danno appuntamento per reinterpretare, forse, per l’ultima volta il loro numero migliore. La ventiduesima edizione di TeatrOltre volge al termine il 7 giugno a Pesaro con Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, autori, attori e registi tra i più apprezzati del panorama nazionale che presentano in forma di “cantiere aperto” al termine di una residenza di allestimento Scemi del villaggio, un progetto teatrale che vuole riscoprire la città come per la prima volta, con uno sguardo satirico, beffardo e irridente.
Particolarmente conveniente per seguire TeatrOltreè la formula del carnet, con 2 tipologie previste: Carnet Gold 8 spettacoli a scelta a 55 euro, Carnet Silver 5 spettacoli a scelta a 40 euro. Informazioni e prevendite AMAT 071 2072439 e circuito vivaticket, anche on line.
23 DICEMBRE
SAN BENEDETTO DEL TRONTO
TEATRO CONCORDIA
ALESSANDRO SCIARRONI
U.
(UN CANTO)
di Alessandro Sciarroni
con Raissa Avilés, Alessandro Bandini,Margherita D’Adamo
FOG Triennale Milano PerformingArts, Torinodanza Festival
Teatro Stabiledi Torino – Teatro Nazionale)
CENTQUATRE– PARIS, Festival D’Automne à Paris,Snaporazverein
Maison de la Musique deNanterre
in collaborazione con Centroper la Scena Contemporanea di Bassano delGrappa
con il supporto di Dance Reflections byVan Cleef & Arpels
è una performance musicale, un concerto,la cui drammaturgia, curata da AlessandroSciarroni con Aurora Bauzà e Pere Jou,è costituita da canti corali tratti dalrepertorio italiano composti tra la metàdel secolo scorso e i giorni nostri. Perl’occasione l’artista mette assieme unnuovo gruppo di interpreti. Attraverso unaccurato processo di ricerca e selezione,nasce un coro di sette cantanti conformazione ed esperienze vocali moltodiversificate.
La prima intuizione sulla ricerca nascegrazie a una commissione della FondazioneCartier che invita l’artista, assieme almusicista francese Alexis Paul, a co-curarenel novembre 2022 una delle sue SoiréesNomades. Per l’occasione vengono invitateformazioni soliste e cori vocali a eseguirea cappella il proprio repertorio neglispazi della Triennale di Milano.Sciarroni rimane particolarmente colpitodai canti dei due gruppi italiani presenti:il coro maschile “Voci dalla Rocca” e quellomisto dei giovanissimi “Piccoli Cantoridella Brianza”. È grazie all’incontrocon queste due formazioni che l’artistaviene a conoscenza per la prima volta delrepertorio che in seguito andrà a costituirel’ossatura drammaturgica e musicale di U.Oltre alla sapienza e alla bellezza dellamusica di queste composizioni, sono i testia colpire l’artista. I temi di questi cantiparlano della relazione tra l’essere umanoe la natura, del tempo che passa scanditodalle stagioni e dal lavoro nei campi, dellarelazione tra l’elemento umano e quellodivino. Raccontano della bellezza e dellostupore dinanzi alla natura, di valori comepietà, compassione, perdono, tolleranza,sopportazione. Narrano dell’accettazionedei limiti umani rispetto al misterodell’esistenza, della fragilità della vita,della sua transitorietà, della gioia e delprivilegio di poterla vivere.La drammaturgia musicale di U. si articolaintorno alle figure dei compositori RenzoBertoldo, Piercarlo Gatti, Bepi de Marzi,Angelo Mazza e Giorgio Susana. I cantiscelti per questo lavoro sono staticomposti tra il 1968 e il 2019. Si trattadi un repertorio che affonda le radici nelsecolo scorso e che si dirama fino ai giorninostri: molti dei compositori storici ches’inscrivono in questo genere sono ancoraattivi, altri, di età più giovane, rinnovanoe sperimentano nuove sonorità all’internodi questa tradizione.
La forza dei contenuti di questi cantisottolinea quanto questa tradizione siaancora straordinariamente viva. Attraversoil loro avanzare, i performer di U.consegnano agli spettatori la memoria diciò che eravamo.
20 GENNAIO
PESARO
TEATRO SPERIMENTALE
BABILONIA TEATRI
ABRACADABRA
di Babilonia Teatri
con Enrico Castellani, Valeria Raimondi, Francesco Scimemi, Emanuela Villagrossi
scene, costumi e disegno luci Babilonia Teatri
produzione Teatro Metastasio di Prato
con il sostegno di Operaestate/CSC di Bassano del Grappa e Ariateatro Ets
Abracadabra è uno spettacolo di magia.
È uno spettacolo che nasce dal nostro innamoramento per la magia.
Ci siamo immersi nel mondo magico e un passo dopo l’altro ci siamo addentrati in tutti i suoi meandri, senza mai finire di fare nuove scoperte, di stupirci e di entusiasmarci. Abbiamo immediatamente avvertito l’immenso potenziale narrativo della magia e abbiamo deciso di dare vita ad uno spettacolo dove triks e illusioni diventino parte integrante del racconto. Uno spettacolo dove le magie non esauriscano il loro valore nell’esecuzione, ma assumano significato in relazione a quello che accade sul palco.
Ad accompagnarci in questo percorso iniziatico di scoperta e di conoscenza, nostro mentore e Virgilio, è stato Francesco Scimemi, prestigiatore di professione da trent’anni, che ha fatto della magia comica la sua specialità. Quando ci siamo conosciuti ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che avremmo dovuto creare uno spettacolo insieme: uno spettacolo che raccontasse la storia della magia. La vita, come spesso accade, ha deviato il corso delle cose. Francesco ha vissuto il lutto della propria compagna e abbiamo pensato che il nostro spettacolo potesse diventare un rito. Un rito magico e teatrale. Un rito funebre e un rito vitale.
Abracadabra ci prende per mano e ci accompagna in territori da cui spesso scappiamo. È uno spettacolo dove la magia racconta quello che le parole non sanno dire da sole. Abracadabra, grazie ad alcune, iconiche, grandi illusioni, sfuma il confine tra vita e morte e si fa ponte tra la vita e la morte. Abracadabra si chiede che forma si possa dare al dolore.
Si chiede come sia possibile venire a patti con la malattia.
Si può guardarla in faccia?
È possibile starle a fianco?
Un lutto va elaborato? Va cancellato? Va trasformato?
Un lutto va raccontato?
I morti possono parlare?
Niente può nulla contro la morte, se non la vita.
Ci chiediamo se la frattura tra terra e cielo, tra terra e sottoterra possa essere trasformata in ponte.
Abracadabra è uno spettacolo dove la magia si fa evocazione.
La magia si fa strumento di collegamento, di connessione, di congiunzione.
La magia depone le sue armi davanti alla vita che si spegne e allo stesso tempo ci sorprende ancora una volta e ci accompagna oltre la soglia. Dichiara la sua finitezza, ma non rinuncia ai suoi segreti per scavare più a fondo nell’incomprensibile ovvietà che separa vita e morte.
La magia qui è una lingua che ci permette di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile.
La magia smette di essere spettacolo per farsi corpo.
La magia smette di essere numero per farsi racconto.
La magia smette di essere trucco per divenire sintassi.
La magia qui non è esibizione di una tecnica ma assume su di sé il compito di traghettarci con crudeltà e con dolcezza attraverso la tempesta della malattia e della perdita.
Per raccontare questo attraversamento, la voce di chi sta in mezzo al guado utilizza tutti i colori: il tragico, il grottesco, il poetico. L’ironico, il cinico, il metafisico. La rabbia, la pace, la depressione. Il realistico e l’onirico. Sono strade e sentieri ed emozioni e pensieri che si intrecciano e si rincorrono. A cui non è semplice e, forse, non è nemmeno corretto, mettere ordine.
28 GENNAIO
PESARO
SALA DELLA REPUBBLICA
TEATRO ROSSINI
NETWORK DRAMMATURGIA NUOVA
PROGETTO NICHEL
LA CARA DEI VECCHI
drammaturgia Elvira Buonocore
con Anna Carla Broegg
regia Pino Carbone
musiche Antonio Maiuri, Marco Messina
spazio scenico e costumi Pino Carbone
co-produzione Teatro Libero Palermo, Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse
Network Drammaturgia Nuova, Progetto Nichel
NdN è un progetto ideato da Idra Teatro
compagnia vincitrice del bando di produzione NDN 24/25
crediti del film
regia Pino Carbone
dop Emilio Costa
la Cara Anna Carla Broegg
vecchio 1 Demenza Alfonso D’Auria; vecchio 2 Ictus DarioushForooghi
color e montaggio Rossella Frezzaprod. esecutivo video Marcos Vacalebre Spaghetti Film
scenografo Giuliano la Spina aiuto scenografo Luca Serafino
attrezzista di preparazione Rocco Caruso aiuto attrezzista di preparazione Marco Marino
stagista Giovanni Scaletta
truccatrice e SFX Sveva Viesti assistenti Martina Guadagno, Kuromi, Patrizia Francescone
si ringrazia Oasi di Silvia Scarpa e L’asilo - ex Asilo Filangieri di Napoli
La cara dei vecchiè la storia di una giovane donna sui trent'anni che vive in casa con i due nonni. L’accudimento e la cura scandiscono le ore, le giornate, i desideri.
Nella messa in scena, ideata da Pino Carbone, convivono due linguaggi - il cinema e il teatro - per raccontare la stessa storia.
Il film è girato in un interno casa, dove la carta da parati ingloba lo spazio, la vecchiaia, la malattia.
In scena la donna dialoga con un film che racconta la sua esistenza. Si sente una spettatrice ma è la protagonista. Ha una missione, descrivere e intanto sonorizzare il film con i pochi mezzi che possiede, una console, tre microfoni, i suoi dubbi, l’oggettistica e un forte senso di colpa e di frustrazione non privo di ironia. Non può fermare o interrompere o deviare il corso degli eventi, deve anzi portare avanti il film, costruire lo spettacolo scena per scena, seguendo il ritmo di ciò che vede. Sonorizzare il film vuol dire accudire i due anziani, far procedere praticamente la narrazione, e di pari passo la sua vita.
È la storia di una solitudine capace di raccontare un conflitto familiare, generazionale, sociale. Fino a che punto il peso di una generazione può ricadere sulle spalle di un'altra generazione? Fin dove può spingersi un essere umano per l'altro? L'amore, il senso di responsabilità la cura possono diventare una gabbia?
La lotta tra l'etica e l'amor proprio spinta fino ad un limite, fino ad un punto di rottura che sa di rivolta personale e generazionale.
5 FEBBRAIO
URBANIA
TEATRO BRAMANTE
SOTTERRANEO
SHAKESPEAROLOGY
concept e regia Sotterraneo
in scena Woody Neri
scrittura Daniele Villa
luci Marco Santambrogio
costumi Laura Dondoli
sound designMattia Tuliozi
produzione Sotterraneo
sostegno Regione Toscana, MiC
residenze artistiche Centrale Fies_art work space, CapoTrave/Kilowatt
Tram – Attodue, Associazione teatrale Pistoiese
Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory
è residente presso Associazione Teatrale Pistoiese
ed è artista associato al Piccolo Teatro di Milano
Dice Jerome Salinger: «quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono». È da un po’ di tempo che volevamo usare il teatro come quella famosa telefonata, per incontrare Sir William Shakespeare in carneeossa e fare due chiacchiere con lui sulla sua biografia, su cosa è stato fatto delle sue opere, su più di 400 anni della sua storia post-mortem dentro e fuori dalla scena come se accompagnassimo Van Gogh al Van Gogh Museum o Dante in mezzo ai turisti che visitano la sua abitazione fiorentina. Partiamo dall’immaginario collettivo per parlare con Shakespeare. Certo, non sarà il vero, autentico, originario William Shakespeare, ma se riusciamo a incontrare anche uno solo dei possibili Shakespeare, forse l’esperimento potrà dirsi riuscito. Shakespearologyè un onemanshow, una biografia, un catalogo di materiali shakespeariani più o meno pop, un pezzo teatrale ibrido che dà voce al Bardo in persona e cerca di rovesciare i ruoli abituali: dopo secoli passati a interrogare la sua vita e le sue opere, finalmente è lui che dice la sua, interrogando il pubblico del nostro tempo.
6 FEBBRAIO
PESARO
TEATRO SPERIMENTALE
MOTUS
FRANKENSTEIN_DIPTYCH
[LOVE STORY
+
HISTORY OF HATE]
ideazione e regia Daniela Nicolò&Enrico Casagrande
FRANKENSTEIN [A LOVE STORY]
con Silvia Calderoni, Alexia Sarantopoulou,Enrico Casagrande
drammaturgia Ilenia Caleo
assistenza alla regia Eduard Popescu disegno luci Theo Longuemarefonica Martina Ciavatta
produzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
TPE - Festival delle Colline Torinesi, Kunstencentrum VIERNULVIER [BE] e Kampnagel[DE]
residenze artistiche ospitate da AMAT&Comune di Fabriano, Santarcangelo Festival
Teatro Galli-Rimini, Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna
“L’arboreto-Teatro Dimora | La Corte Ospitale”
Rimi-Imir[NO] e Berner Fachhochschule[CH]
con il sostegno di MiC, Regione Emilia-Romagna
FRANKENSTEIN [HISTORY OF HATE]
con Tomiwa Samson Segun Aina, Yuan Hu, Enrico Casagrande
in video Silvia Calderoni e Alexia Sarantopoulou
drammaturgia Daniela Nicolò
ricerca e collaborazione drammaturgica Ilenia Caleo
riprese e montaggio video per la scena Vladimir Bertozzimusiche Demetrio Cecchitelli
assistenti alla regia Astrid Risberg e Juliann Louise Larsen
produzione Motus con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Teatro Nazionale di Genova, Snaporazverein[CH] e Romaeuropa Festival
residenze artistiche ospitate da AMAT&Comune di Fabriano, Sardegna Teatro e IRA institute
Motus presenta i due capitoli del proprio progetto dedicato alla figura di Frankenstein:Frankenstein_diptych (a love story + history of hate). Se nel primo capitolo la solitudine della scrittrice Mary Shelley e delle sue creature diventa spunto per esplorare il confine tra umano e non-umano, in History of hate tratta di quell’inceppo del meccanismo amoroso che provoca un ribaltamento dalle conseguenze irreversibili. È qui che l’amore, inaspettatamente, si trasforma in odio, la benevolenza in violenza e le creature, inascoltate e isolate, si fanno mostri. Come nel romanzo di Shelley, dove la creatura è un “infelice”, qui il mostro nasce dalla solitudine, dalla sofferenza, e dal rifiuto, in un continuo, doloroso tentativo di trovare un posto nel mondo.
Motus nasce a Rimini nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, producendo sin dalla fondazione spettacoli di grande impatto, capaci di prevedere e raccontare le più aspre contraddizioni del presente. Il lavoro della compagnia, fatto di teatro, performance e installazioni, viene presentato in tutto il mondo. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui tre premi UBU e prestigiosi premi speciali.
8 FEBBRAIO
JESI
TEATRO PERGOLESI
DAVIDE ENIA
AUTORITRATTO
di e con Davide Enia
musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri
luci Paolo Casati
suono Francesco Vitaliti
si ringrazia Antonio Marras per gli abiti di scena
co-produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia
Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, Accademia Perduta Romagna Teatri
Spoleto Festival dei Due Mondi
Premio Ubu 2025 come "Migliore nuovo testo italiano" e "Migliore attore"
«A Palermo, tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra». Partendo dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del ‘92, intorno alla quale costruisce una coinvolgente intelaiatura biografica, Davide Enia traccia «un autoritratto intimo e collettivo» di una comunità costretta a convivere con la continua epifania del male.
«Affrontare per davvero Cosa Nostra – racconta Davide Enia – significa iniziare un processo di autoanalisi. Non volere quindi capire in assoluto la mafia in sé, quanto cercare di comprendere la mafia in me». Intrecciando cunto e parole, corpo e dialetto, «gli strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo», Enia esplora quella che definisce la nevrosi dei suoi concittadini nei confronti della criminalità organizzata: «Per diverse ragioni, da noi la mafia è stata minimizzata, sottostimata, banalizzata, rimossa o, al contrario, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è». Lo spettacolo racconta i continui incontri con Cosa Nostra: i cadaveri incontrati per strada, le persone conosciute uccise dalla mafia, le bombe in città, l’apparizione del male, «il sacro nella sua declinazione di tenebra», alla quale l’artista risponde con «un lavoro che è una tragedia, un’orazione civile, una interrogazione linguistica, un processo di autoanalisi personale e condiviso. Un autoritratto al contempo intimo e collettivo».
11 FEBBRAIO
URBINO
TEATRO SANZIO
CARROZZERIA ORFEO
MISURARE IL SALTO
DELLE RANE
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo
drammaturgia Gabriele Di Luca
con Noemi Apuzzo, Elsa Bossi, Chiara Stoppa
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
assistente alla regia Matteo Berardinelli
musiche originali Massimiliano Setti
scene Enzo Mologni
costumi Elisabetta Zinelli
ideazione luci Carrozzeria Orfeo
produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’AbruzzoTeatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival - Campania Teatro Festival
in collaborazione con Asti Teatro 47
spettacolo vincitore del Premio della Critica 2025 come “Migliore spettacolo dell’anno”
Misurare il salto delle rane è una dark comedy ambientata in un piccolo paese di pescatori negli anni '90. Protagoniste sono tre donne di diverse generazioni unite da un tragico lutto avvenuto vent'anni prima e ancora avvolto in un'aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa che lo isola dal mondo esterno, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate. Partendo da questo habitat, Misurare il salto delle rane, senza rinunciare all’ironia, vuole essere un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea: un viaggio nell'intimità di tre esistenze femminili che si specchiano l'una nell'altra e che, in modo diverso, rifiutano etichette imposte dall’esterno. Tre età, tre mondi, tre stagioni della vita che intrecciano le loro esistenze, scavate da lutti e assenze, ma anche da rinascite, alleanze e complicità profonde. Nucleo pulsante della narrazione è proprio il femminile. Le manifestazioni della violenza e dell'oppressione verso le donne, endemiche nei contesti rurali dell'epoca, affiorano nel tessuto sociale della comunità con modalità sottili ma pervasive. I personaggi maschili incarnano quasi invariabilmente figure di minaccia o fallimento. Lo spettacolo esplora le contraddizioni dell’esistenza: la pesantezza e la leggerezza, il dolore e il riso, il radicamento e il desiderio di evasione. Attraverso dialoghi taglienti e situazioni paradossali, momenti di puro lirismo e gesti simbolici, che si intrecciano nella narrazione, alternando momenti di intensità visiva a passaggi di caustica comicità, Carrozzeria Orfeo costruisce un racconto intimo, in cui la gravità del dolore si affianca alla leggerezza dell'ironia.
13 FEBBRAIO
FABRIANO
TEATRO GENTILE
CECILIA SALA
UNA NOTTE A TEHERAN
ALLE FESTE,
NELLE PIAZZE,
NELLE CELLE
scritto e interpretato da Cecilia Sala
regia Bruno Fornasari
musiche CLAP! CLAP!
produzione a cura di Be Water Live
produzione esecutiva a cura diHe.art
Con Una notte a Teheran Cecilia Sala porta sul palco l’essenza del suo podcast quotidiano Stories, prodotto da Chora Media. Il suo racconto giornalistico prende corpo, voce e spazio scenico, diventando un’esperienza capace di unire emozione e informazione. Tra reportage e racconto intimo, attraversa la notte iraniana come un viaggio nella resistenza e nel desiderio, alternando sussurri e deflagrazioni. Lo spettacolo, diretto da Bruno Fornasari, prodotto da Be Water Live con la produzione esecutiva di He.art, è un racconto immersivo e contemporaneo che intreccia giornalismo narrativo e linguaggio teatrale.
Cecilia Sala porta in scena le testimonianze di una generazione di arrabbiati, che a lei si racconta con queste parole: «siamo come le sottoculture di una volta, come i gay negli anni Cinquanta in America, che avevano la loro lingua, il loro slang, i loro punti di ritrovo e i loro segni di riconoscimento – soltanto che in Iran il prezzo da pagare per muoversi fuori dalle regole è più alto. Ma ne vale la pena. La vita qui è già troppo dolorosa per arrenderti anche alla depressione calata dall’alto. Meglio prendersi il rischio di organizzare un concerto».
Nel corso dello spettacolo, Sala intreccia queste voci al proprio vissuto, toccando anche l’esperienza del carcere di Evin: «Evin è un posto che conosco già, attraverso le parole degli altri. Perché ho intervistato chi c’è passato prima di me. Perché ho studiato casi simili al mio. Avevo una fortuna: non c’erano sorprese. E una sfortuna: i precedenti che conoscevo non sono belle storie».
Un racconto in presa diretta da un paese che brucia. Cecilia Sala ci porta con sé in un viaggio tra le storie dell'Iran contemporaneo. Dalle feste clandestine nelle case alle proteste nelle piazze, dalla guerriglia nelle università alle parole soffocate dietro le sbarre del carcere di Evin. La narrazione dello spettacolo intreccia i viaggi di Cecilia Sala in Iran, e la sua storia, alle storie che ha raccolto sul campo, restituendo un ritratto potente di un paese in bilico e della generazione di arrabbiati che lo abita. In un dialogo tra parole e musica che è reportage, memoria e scoperta. Un'esperienza immersiva, dove la cronaca diventa teatro.
27 FEBBRAIO
PESARO
TEATRO SPERIMENTALE
TEATRO VALDOCA
MARIANGELA GUALTIERI
RUVIDO UMANO
CONCERTO PER VOCE E
MUSICA ELETTRONICA
nell’ambito di
UNA POETA IN CITTÀ
[23 – 27 febbraio]
versi e voce recitante Mariangela Gualtieri
musica e canto dal vivo Lemmo
regia, allestimento e luci Cesare Ronconi
produzione Teatro Valdoca
con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Comune di Cesena
Un manifesto, questo Ruvido umano, con un largo noi che tiene insieme i vivi, tutti, «quelli che hannoocchi, quelli che hanno ali, quelli con le radici e con le foglie, quelli dentro i mari». Versi presidall’omonimo libro einaudiano e dalle prime scritture per il teatro. Dopo le vive esperienze con artisticome Stefano Battaglia, Mario Brunello, Uri Caine, Paolo Fresu, Silvia Colasanti e altri, MariangelaGualtieri si avventura per la prima volta nell’intreccio fra versi e musica elettronica, in un accuratolavoro con Lemmo e il suo universo sonoro. Musica che impasta rumori, suoni, melodie in una scritturaben connotata, nella quale la strana parola della poesia pare trovare il suo nido, la sua rampa di lancio, ilsuo precipizio, la sua pista da ballo, ma anche il suo più profondo silenzio. Un sodalizio felice questofra Gualtieri e Lemmo, un’ulteriore sosta in quella soglia di ascolto che accorda la voce della poesia conla musica, verso un’intesa che resta ancora poco esplorata e più che mai invitante. Cesare Ronconi èintervenuto col suo piglio, sempre rispettoso ma severo, decisivo nei cambi di rotta e molto in ascolto.
Sua la cura dello svolgersi di questo concerto.
Mariangela Gualtieri, poeta e drammaturga, comincia a scrivere versi in seno al Teatro Valdoca da leistessa fondato insieme al regista Cesare Ronconi. Ogni allestimento di Ronconi la vede presente epartecipe, pronta a captare il giro di forze della scena e a dare ad esso parola. Fin dall’inizio cura laconsegna orale della poesia - con letture di versi in Italia e in vari paesi del mondo - dedicando pienaattenzione all’apparato di amplificazione della voce e al sodalizio fra verso poetico e musica dal vivo. Lasua attività pedagogica è ininterrotta, con laboratori di lettura di versi al microfono.
Lemmo, musicista, si muove nell’ambito dell’elettronica e della musica sperimentale. Il suo lavoroesplora le potenzialità della composizione algoritmica sia nell’ambito della ricerca sonora che in quellomultidisciplinare. Negli ultimi anni ha collaborato con diversəartistə nel campo delle arti performative,teatrali e visive, tra cui Chiara Bersani, Teatro Valdoca, Margherita Morgantin.
UNA POETA IN CITTÀ
L’idea, o esperimento, parte dalla convinzione che la poesia possa entrare nelle nostre vite proprio come fa la musica, ogni giorno, come grande alleata che illumina, esorta, commuove o rallegra.
Una città, con le grandi e piccole comunità che la compongono è un buon tessuto per cominciare questa avventura poetica che vorrebbe coinvolgere varie fasce di età e varie situazioni. Fino ad arrivare al teatro in cui la poesia si sposerà con la musica elettronica.
Da anni la città di Pesaro mi accoglie con affetto e stima e io mi sento a casa. In questo tempo frettoloso che divora e dimentica, vorrei mettermi in ascolto di questa città, in dialogo attivo, secondo il programma che concorderemo, ben disposta a lasciare spazio anche all’inatteso.Mariangela Gualtieri
1 MARZO
PESARO
CHIESA DEL SUFFRAGIO
ELISA SBARAGLI
SE DOMANI
coreografia Elisa Sbaragli
danza Lorenzo De Simone, Alice Raffaelli
dramaturgEliana Rotella
suono Edoardo Sansonne
voce Elena Griggio
luci Fabio Brusadin
costumi Chiara Corradini
cura Marco Burchini
produzione TIR Danza
coproduzioneArtGarage
con il sostegno di Citofonare PimOff, HOME Centro Creazione Coreografica 2023/
Perugia progetto residenze di Dance Gallery, Scintille - Festival delle Arti Performative
Sosta Palmizi, Cross Project, Anghiari Dance Hub, Teatro della Contraddizione
Fondazione Armunia | Festival Inequilibrio, South East Dance (UK)
D.ID Dance Identity |Choreographic Centre Burgenland (AU)
con il contributo di IIC di Londra, IIC di Vienna
selezionato da NID Platform 2025 - Programmazione, NID Platform 2024 - Open Studios
Noi, intesi come entità umane singole, come ci poniamo di fronte alla crisi?
In Se domani la parola crisi viene risemantizzata nel suo originario significato di scelta, dipossibilità per ritrovare l’Altro, per rinnovarsi, essere vivi e non considerarsi immortali, standoin correlazione con ciò che è esterno a noi ed essere attraversati dalla realtà.
Sembra che l’essere umano abbia bisogno di trovarsi in uno stato di emergenza per agiree che riesca a contemplare l’esistenza del cambiamento solo quando è inevitabile. Fino adallora l’unica opzione è sopravvivere come si può, ignorando, dimenticando, procedendo inun tragitto che ha come unico centro d’interesse il proprio ego, in una cecità, più o menoconsapevole dell’Altro che mi sta attorno.
In scena due corpi, che segnano il confine di uno spazio liminale, un corridoio che avanzain perenne confronto con lo sguardo di chi osserva. Una traiettoria ripetitiva che basa il suo“andare avanti” sulla performatività del mostrarsi, del farsi guardare, obbligando il corpo aesporsi sempre di più, fino a superare il limite fisico dell’umano. In questa bulimia dell’immagine,in questo culto dell’individualismo, lo sguardo dei performer si annienta, sprofondandoin una cecità corporea ed esistenziale. Sarà necessaria una ricollocazione dello sguardo e dise stessi, del significato del proprio corpo e dello spazio che si occupa per potersi ricongiungerecon la dimensione umana e collettiva dell’accogliersi, del muoversi insieme nel mondo.
I due performer, rappresentanti di una collettività rinchiusa in una monade di schemi, murie protezioni, incontrano l’alterità e dunque sé stessi fino a toccarsi, attraversando insiemeuna crisi condivisa.
6 MARZO
FANO
TEATRO DELLA FORTUNA
ACCADEMIA
TEATRO DELLA FORTUNA
LA NOTTE POCO
PRIMA DELLA FORESTA
di Bernard - Marie Koltès
traduzione Francesco Bergamasco
conDiego Parlanti
regia e drammaturgia Francesco Brunori
assistente regia Maria Caterina Andreozzi
luci James K.
sound designer Manuel Zocca
produzione Accademia Teatro della Fortuna
e Fondazione Teatro della Fortuna
La notte poco prima della foresta si configura come un ampio monologo drammatico in cui un giovane uomo, privo di nome e dunque emblematico di una soggettività universale, prende la parola davanti a un interlocutore invisibile, incontrato fortuitamente in una notte di pioggia. L’opera si dispiega come un continuum linguistico, un flusso verbale ininterrotto che assume la forma di una confessione febbrile: il protagonista, infatti, tenta con ostinazione di instaurare un legame umano, di sottrarsi all’isolamento che lo assedia. Nel suo discorso emergono, con densità quasi materica, temi quali la solitudine, la vulnerabilità sociale, la discriminazione e il bisogno radicale di essere riconosciuto dall’altro. La notte che li avvolge diventa metafora dell’abbandono e del disorientamento, mentre la foresta evocata dal titolo si fa simbolo di una soglia estrema, un punto di non ritorno verso cui il personaggio rischia di precipitare qualora il suo appello restasse inascoltato. L’intero monologo può così essere interpretato come una richiesta d’aiuto esistenziale, un ultimo tentativo di affermare la propria presenza nel mondo prima di dissolversi nell’oscurità, tanto concreta quanto interiore.
La notte poco prima della foresta è un viaggio interiore nella solitudine della contemporaneità: un grido sommesso e insieme radicale, una domanda d’aiuto che si colloca oltre il vissuto individuale per assumere i tratti di una condizione collettiva. La regia muove dall’idea che il protagonista non sia soltanto una creatura ai margini, ma una fi gura paradigmatica, in cui può riconoscersi chiunque abbia sperimentato il parlare nel vuoto, l’essere frainteso, il cercare una mano senza trovarla, il percepire la città – o il proprio paese – come una presenza che inghiotte e disperde. Il monologo si fa così flusso emotivo più che narrazione lineare, un attraversamento dell’inconscio e delle sue fenditure, in cui il pubblico non è spettatore passivo ma interlocutore implicito: una presenza costante, benché muta, a cui il protagonista indirizza il proprio slancio verbale. Oggi la foresta evocata dal testo è l’insieme dei “non visti”, delle fi gure fuori fuoco, dei profili senza nome, degli sguardi che si voltano altrove mentre scorrono le vite degli altri. È la massa opaca di una società che può osservarti in ogni istante ma di rado ti riconosce davvero. La parola del protagonista si aggrappa allora alle pareti dell’oscurità come un animale ferito: non invoca risposte, bensì presenza. La presenza dell’altro e, in senso più ampio, la presenza irriducibile del teatro. Perché oggi, nella giungla dei messaggi vocali non ascoltati, dei feed interminabili, delle notifiche che imitano relazioni senza generarle, diventa gesto profondamente politico e umano parlare davanti a qualcuno e non semplicemente “per” qualcuno.Francesco Brunori
7 MARZO
URBANIA
TEATRO BRAMANTE
MARIA FRANCESCA GUERRA
L’IMPASTO
ideazione e coreografia Maria Francesca Guerra
con Maria Francesca Guerra[danza] e Federico Bagnasco [contrabbasso]
musiche inedite Stefano Guarnieri
interventi musicali live Federico Bagnasco
supervisione registica Stefano Guarnieri
costumi Daniela De Blasio, Erika Sparaventi, Elena Ristori
Gaia Rocca,Luca Moro
in collaborazione con Fondazione Luzzati - Teatro della Tosse
con il sostegno di Deos\Danse Ensemble Opera Studio
Un’azione di teatro danza, una riflessione danzata, una parentesisospesa in uno spazio e in un tempo delimitati in cui l’autriceesplora e incanala frammenti di vita del passato e del presentemescolandoli insieme come un antico impasto, una “pasta madre” chesi tramanda da tempi remoti e in continuo divenire. Un divenireche si palesa con la presenza della musica come ingredienteimprescindibile, nato e plasmato sui profili tracciati dalleurgenze danzate, fino al materializzarsi in scena di un musicistae del suo strumento, che sembrano nascere naturalmente da tuttociò che è accaduto nella prima parte. Musicista e strumentoprendono parte all'azione venendo risucchiati dentro unadimensione altra, tanto intima quanto universale.
L'impasto è uno studio autobiografico che trae spunto daesperienze e ricerche personali per parlare di qualcosa che puòrisuonare ed evocare vissuti condivisi: il corpo quale strumentodi trasmissione, raccoglitore di segni e suoni specifici dellastoria di ognuno.
Una riflessione sulla genesi dei corpi, portatori di informazioniancestrali impresse nel corpo, nel movimento, nei gesti, nelsuono.
Il progetto si avvale delle musiche inedite del compositoreStefano Guarnieri e degli interventi live del musicista eperformer Federico Bagnasco.
11 MARZO
PESARO
TEATRO SPERIMENTALE
ROBERTO LATINI
GIULIETTA E ROMEO
STAI LEGGERO NEL SALTO
drammaturgia e regia Roberto Latini
con Federica Carra e Roberto Latini
musiche e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
costumi Daria Latini
video da L'amore istnicht une chose for everybody (lovingkills) di Collettivo Treppenwitz
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
Un concerto scenico dalla tragedia di Shakespeare, costruito attraversando le poche scene in cuiRomeo e Giulietta sono insieme. Cinque quadri suonati nelle parole che Romeo dice a Giulietta e quelle che Giulietta dice a Romeo. Loro due soli.
Una suite composta nei capitoli:
l’incontro: "esaudisci"
il balcone: “cento parole nella tua voce”
il matrimonio: “aria all’aria"
all’alba: “te ne vuoi andare?”
nella cripta: “sulle tue labbra”
Quella di Romeo e Giulietta è anche la tragedia dell’occasione dell’amore, la tragedia del futuro mancato, di quello che sarebbe stato consolante anche se fosse rimasto indefinito, o soltanto accennato, raccontato da altri, lasciato immaginare, come una porta socchiusa attraverso cui intravedere luce e tempo. Romeo e Giulietta si portano dietro, da sempre, quella nostalgia che certe volte la vita riserva a se stessa, in qualche sfumatura, un pensiero improvviso, un ricordo; quella sensazione di sapere già quale sia la delusione che si accomoda sull’altro piatto della bilancia quando valutiamo le grandi occasioni. Alla fine, ci dispiace sempre che vada così; ci dispiace che la loro storia sia incapace di un’invenzione che ci regali un lieto fine; ci dispiace che somigli così tanto alla verità quando è brutale, ingenerosa, quando la si sapeva già; ci dispiace di averlo conosciuto già quel dispiacere, quando siamo stati lontani dal poterci rinnovare, dal poterci provare, quando uno dei nostri sentimenti preferiti è restato in un vuoto desolante, tanto più grande quanta più gioia s’era tuffata nella vita. Abbiamo in testa e addosso, con chiarezza, i pensieri che abbiamo pensato quando avevamo la stessa età, quando avevamo gli stessi pensieri anche in età diverse; quando eravamo sicuri di esser pronti, quando non essere pronti era tutto il resto; allora può sembrarci vero che Romeo e Giulietta siamo noi e l’unica tragedia è il tempo che passa e che ci allontana dai ragazzi che siamo stati, quando eravamo uno o l’altra o entrambi, in qualche slancio di vita e di cuore, quando la bellezza dell’amore poteva intercettarci pure nel disincanto, quando ci chiedeva di saltare e l’unica condizione, adesso come allora, è di stare leggeri.
17 MARZO
URBINO
TEATRO SANZIO
SOTTERRANEO
IL FUOCO
ERA LA CURA
liberamente ispirato a Fahrenheit 451di Ray Bradbury
creazione Sotterraneo
ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu, Cristiana Tramparulo
scrittura Daniele Villa
luci Marco Santambrogio
abiti di scena Ettore Lombardi
suoni Simone Arganini
coreografie Giulio Santolini
oggetti di scena Eva Sgrò
produzione Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord
residenze artistiche Centro di Residenza della Toscana
Sotterraneo è artista Associato al Piccolo Teatro di Milano
fa parte del progetto Fies Factory ed è residente presso Teatri di Pistoia
lo spettacolo prevede la presenza di luci stroboscopiche
Fahrenheit 451 di Ray Bradbury descrive un futuro distopico in cui è vietato leggere, schermi costantemente accesi alienano il tempo libero delle persone e il tentativo di pensare causa malessere fisico. Ironicamente, il corpo dei pompieri non è più impiegato per spegnere gli incendi, bensì per bruciare i libri e se necessario i loro possessori.
Il libro è uscito circa 70 anni fa, nel 1953, ma è ambientato nel futuro, cioè negli anni ’20 del XXI secolo - vale a dire oggi. Tu però ti trovi nel XXI secolo e stai leggendo questo testo, quindi Bradbury si è sbagliato? Dipende come intendiamo la distopia: una previsione sul futuro che a un certo punto viene confermata/smentita oppure un allarme sul presente che continua a rinnovarsi?
Il fuoco era la cura attraversa e rilegge liberamente Fahrenheit 451, lo consuma come si fa con un libro amato, letto mille volte e trascinato in mille luoghi, lo sporca, lo dimentica da qualche parte e poi lo ritrova, mentre la copertina sbiadisce, la carta si scolla e le pagine si riempiono di appunti, biglietti, segnalibri e ricordi. Cinque performer ripercorrono la storia del romanzo, si identificano coi personaggi, si muovono in senso orizzontale mappando i coni d’ombra, le cose che Bradbury non ci spiega o non ci racconta, creando linee narrative parallele, deviazioni teoriche, costruendo anche le cronache di un tempo intermedio fra il nostro presente e un futuro anticulturale in cui l’istupidimento ci salva dal fardello del pensiero complesso.
Se Bradbury si fosse sbagliato solo di qualche anno, se Fahrenheit 451 accadesse davvero, noi cosa faremmo?
27 MARZO
PESARO
TEATRO SPERIMENTALE
JAY-JAY JOHANSON
opening act
DOMBRE
[nell'ambito del progetto di rete GLOCAL SOUND]
JAY-JAY JOHANSON
Jay-Jay Johansonè acclamato come uno degli artisti più influenti e tra le migliori voci della sua generazione, un pioniere, una leggenda.L’artista svedese noto per la sua voce malinconica e la sua musica raffinata, sempre aperta alle sperimentazioni, è particolarmente legato all’Italia, grazie alle origini italiane di sua moglie, Laura Delicata e per il fatto che coltiva una grande passione per il cinema italiano e le colonne sonore (Morricone e Umiliani tra i suoi idoli).Sin dal suo debutto nel 1996 con l’album Whiskey Jay-Jay Johanson cattura l’attenzione su di sé, complici le sue doti da songwriter, la sua inconfondibile voce e il suo look androgino. Nel panorama musicale internazionale, la sua voce, il suo sound e la sua eleganza immediatamente riconoscibili ne fanno una figura leggendaria fin dalla fine degli anni ‘90.
Con Backstage, Jay-Jay ha già pubblicato il suo quindicesimo album e la sua ispirazione si rinnova costantemente. Qui ritroviamo gli elementi fondamentali del suo universo musicale: jazz, trip hop, pop e persino un tocco di easy listening.Il primo singolo, How long do you think we're gonna last?, impone un delizioso sound soul, in parte inedito nei primi quattordici album di Jay-Jay.Composto con il suo complice di lunga data Erik Jansson,questo brano ha spinto Jay-Jay a esplorare sonorità mai affrontate prima.In Backstage, per la prima volta nella sua discografia, Jay-Jay canta un brano interamente in francese, dedicato a Rimbaud, testodello scrittore Renaud Santa Maria.Come tributo a David Lynch, Jay-Jay ha recentemente invitato l’attore Harry Goaz (Twin Peaks) a lavorare a un rework di Trompe L’oeil, il brano di apertura dell’album.Già presente in varie tracce della sua discografia, Jay-Jay invita sua moglie Laura nel vivace Glue e propone una versione personale di Lujon, brano cult per il centenario del compositore Henry Mancini.
Registrato a Stoccolma durante l’inverno del 2024, l’album è stato masterizzato a Parigi da Alex Gopher (Air, Phoenix, Bob Sinclar e altre prestigiose collaborazioni).
La copertina di Backstage è stata scattata dietro le quinte di un concerto a Londra nel 2024. Dopo Kings Cross del 2019, che conteneva uno dei suoi maggiori successiHeard somebodywhistle, è la seconda volta che il legame tra Jay-Jay e la capitale britannica si esprime nel visual di uno dei suoi album.
DOMBRE
Dombre è un progetto alt-folk di Vicenza che vuole unire un cantautorato intimo all'urgenza delle possibilità espressive che lo attirano tutto attorno, cercando di creare nella propria musica uno spazio libero di crescita e di ascolto.Il suo primo epFra di noi esce ad aprile 2024 ed è un lavoro che gli ha permesso di muoversi liberamente fra gli strumenti e catturare l'essenza di piccole sessioni di registrazioni in un’urgenza espressiva che veniva da anni di attesa e ricerca.È il progetto solista di Ettore Pernigotti, già chitarrista e seconda voce per le band Amalia Bloom e La Gente.Si esibirà in duo, in un live sospeso fra l'acustico e l'elettronico.
29 MARZO
SENIGALLIA
TEATRO LA FENICE
FRANCESCA MANNOCCHI
& RODRIGO D’ERASMO
CRESCERE, LA GUERRA
di Francesca Mannocchi
con Francesca Mannocchi e Rodrigo D'Erasmo
regia Giorgina Pi
musiche Rodrigo D’Erasmo
produzione Elastica
in collaborazione con Gemma Concerti e Bluemotion
Crescere, la guerra è uno spettacolo che intreccia voci e testimonianze vere, raccolte da diverse guerredel passato e del presente, per mettere in luce il punto cieco della nostra umanità: l’indifferenza.
Un viaggio teatrale, che ci costringe ad ascoltare ciò che spesso scegliamo di non vedere: il dolore deglialtri.
Attraverso le parole di chi ha vissuto la guerra, lo spettacolo mostra come i semi dei conflitti futuri siannidino nell’inconsapevolezza del presente, nella distrazione di chi racconta senza cura, nella sordità dichi ascolta senza empatia. Una riflessione profonda sul tempo, la memoria e la responsabilità collettiva.
Perché ogni guerra nasce anche da ciò che non siamo stati capaci di proteggere. E ogni pace sicostruisce a partire da ciò che decidiamo di vedere.
La voce e il racconto di Francesca Mannocchi incontrano il paesaggio sonoro originale creato da Rodrigo D’Erasmo, dando vita a un dispositivo scenico essenziale e potentissimo.
Francesca Mannocchi è una giornalista, scrittrice e documentarista italiana specializzata di migrazioni e conflitti. Ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Tunisia, Egitto, Yemen, Afghanistan, Ucraina, Somalia, Chad, Kenya, Sud Sudan, Bangladesh, Palestina e Israele. Dal 2022 segue l’invasione russa in Ucraina e ha realizzato, prodotto da Fandango, il documentario Lirica Ucraina con cui ha vinto nel 2025 il David di Donatello per il miglior Documentario.
Rodrigo D’Erasmo è un violinista, polistrumentista, compositore, arrangiatore e produttore di formazione classica, dal 2001 ad oggi ha registrato decine di album e suonato con numerose band e artisti tra cui Mark Lanegan, Muse, Damon Albarn, Rokia Traoré e molti altri. Dal 2008 è il violinista degli Afterhours, con cui ha vinto tra gli altri il premio della critica al Festival di Sanremo 2009 e il premio Tenco nel 2012.
10 APRILE
CAGLI
TEATRO COMUNALE
FANNY & ALEXANDER
GHOSTS
di Fanny & Alexander
tratto dai testi di Edith Wharton tradotti da Chiara Lagani (ed. Einaudi)
con Andrea Argentieri e Chiara Lagani
musica, sound design e regia del suono Luigi Ceccarelli
regia, scene, luci e video Luigi Noah De Angelis
drammaturgia e costumi Chiara Lagani
realizzazione scena multimediale Voxel
registrazione voci Riccardo Pasini (Studio73)
contributi musicali Gianni Trovalusci (flauti), Diego Conti (violino), Paolo Ravaglia (clarinetti)
produzione E Production, Ravenna Festival
in collaborazione con Fabbrica Europa, L’arboreto - Teatro Dimora di Mondaino
e Istituti Culturali - Arti Performative della Repubblica di San Marino
Che cos’è un fantasma? È la domanda che Edith Wharton si pone nella sua ultima raccolta di racconti intitolata, appunto Ghosts. Il fantasma è un’ombra, un’essenza, una figura straniera che incute paura perché proviene da un mondo ignoto oppure da un tempo lontano. Il fantasma ci connette con la soglia, con la morte, ma anche con la parte più profonda di noi stessi.
In un ambiente puro, evocativo, soprannaturale, fatto di suoni, luci e ombre, un uomo e una donna appaiono, scompaiono: incarnano di volta in volta gli evanescenti personaggi delle cinque storie spettrali che a poco a poco ci racconteranno.
Una donna suicida si ritrova nell’oltretomba. Il custode le chiede cosa abbia reso così insopportabile la sua vita. «Un marito sordo ai miei bisogni», risponde lei. Adesso però le cose cambieranno, la donna è destinata a un amore perfettamente felice. Ma è quello che vuole davvero?
Un giovane va in visita a una più anziana conoscente. Arrivato nella remota località dove essa vive, poco prima di vederla, si ricorda all’improvviso di aver sentito dire che quella donna si era ammalata gravemente e poi era morta. Eppure la donna gli appare davanti e il ragazzo, per quanto terrorizzato, le parla a lungo. Chi è davvero quella che ha davanti?
Una coppia ossessionata dai fantasmi compra una casa abitata da uno spirito restio a mostrarsi. La vita dei due si consuma nella spasmodica attesa dello spettro, ma chi e cosa stanno davvero aspettando?
C’è poi una coppia logorata dal tempo, dalla consuetudine e dal rimpianto di non avere avuto figli. I due sono arrivati a detestarsi. Una sera, mentre guardano la televisione succede qualcosa di terribile e inaspettato. La presenza arcana che appare in casa loro è un sogno, un’allucinazione o la realtà?
Due sposi tornano a casa, dopo una lunga permanenza in un’altra città. A lui non resta molto da vivere, è malato e lei non vede l’ora di arrivare dalla loro famiglia per riceverne conforto. Durante il viaggio in treno, però, l’uomo muore. La donna, presa dall’irragionevole terrore di essere fatta scendere e di ritrovarsi sola, in un paese sconosciuto, col cadavere dell’amato marito, a sbrigare tutte le formalità burocratiche del caso, decide di nascondere la sua morte agli altri passeggeri. Riuscirà ad arrivare in fondo al suo proposito e a quell’incubotico viaggio?
Tra apparizioni esplosive, colpi di scena e sottilissime inquietudini, l’universo di Edith Wharton, autrice di questi racconti, si spalanca davanti a noi e ci interroga sul senso di fine, la nostalgia, il rimpianto, i rimorsi, la paura e l’amore per l’invisibile.
18 APRILE
SENIGALLIA
ROTONDA A MARE
SOTTO A CHI DANZA!
TRACCE DI DANZA D’AUTORE
DALLE MARCHE
MARTA MAGINI
SWINGING IS LIKE
SAYING NO NONO
RICCARDO CRESCENTE
TRIADE
GIOSY SAMPAOLO
15:36
Una maratona per gli appassionati di danza per conoscere nuovi talenti regionali: Sotto a chi danza! è una serata dedicata alle performance di giovani artisti marchigiani che nella suggestiva Rotonda a Mare di Senigallia presenteranno in formato breve i propri lavori. L'iniziativa vuole anche monitorare l'attività dei professionisti e scoprire nuovi talenti offrendo un’occasione di visibilità e scambio di esperienze.
SWINGING IS LIKE
SAYING NO NONO
di e con Marta Magini
musiche dal vivo Nicola Di Croce
con il sostegno di CTR Centro Teatrale di Ricerca
TerzospazioZolforosso,Microcosmi Festival
Un’unica semplice azione: un’unità minima che definisce uno stato. Swinging is like saying no no no è una performance che disarticola il corpo innescando unatensione tra il movimento oscillatorio e insistente della testa e quello lento emisurato del resto del corpo. In un avanzamento minimo e dilatato, l’azioneassume i tratti di una danza–scultura che esplora un corpo teso tra sviluppo eostacolo, processo e incastro, evoluzione e involuzione.
La performance attiva un meccanismo inceppato che disarticolando il corpone sabota l’unità: sdoppiandosi, il corpo sembra così rispondere a due diversicentri di controllo. Mentre il capo si dedica a continue oscillazioni macchiniche, ilresto del corpo si posiziona e riposiziona lentamente tra comodità e scomodità.
Definendo una dinamica di coazione a ripetere, il lavoro accumulaprogressivamente un'energia che annuncia un’esplosione potenziale.
TRIADE
Triade è un viaggio coreografico strutturato in tre capitoli che esplora la trasformazione dell’essere umano attraverso passaggi interiori estremi. I tre soli sono autonomi ma concatenati, come tre respiri che segnano l’attraversamento di una soglia: dal peso dell’ombra viscerale, alla riscoperta dell’origine, fino ad arrivare ad un’apertura verso una luce spirituale.
Il corpo diventa un archivio di tensioni, memorie e rinascite rendendo visibile e raccontando ciò che non può essere detto.
Questo trittico nasce da un’urgenza personale e creativa per dare forma alle zone liminali dell’esistenza. Non si tratta di un racconto esplicito, bensì di un attraversamento viscerale e poetico affrontando fragilità, smarrimento, dolore e dipendenze pur mantenendo il desiderio di ritrovare una soglia d’aria: la libertà dell’essere.
Nel primo capitolo, il corpo sfiora l’abisso e tenta un respiro possibile ma impossibile.
Nel secondo, si interroga sulle radici dell’oscurità.
Nel terzo, accoglie una promessa di riconciliazione.
I TRE CAPITOLI
BREATH BETWEEN DARKNESS AND SUICIDE
coreografo e interpreteRiccardo Crescente
musica Breathe (in the Air) – Pink Floyd
ORIGIN
coreografo e interpreteRiccardo Crescente
musica Final Days – Michael Kiwanuka
GHETTO GOSPEL
coreografo e interpreteRiccardo Crescente
musica Colors – Black Pumas
15:36
concept, drammaturgia e regia Giosy Sampaolo e Pietro Cardarelli
coreografia e interpretazione Giosy Sampaolo
luci e suono Pietro Cardarelli
produzione HUNT_CdCe Pietro Cardarelli TheWingsArt
con il sostegno di Alloggiando Art Fest, Teatro Cortesi Sirolo, AMAT e Comune di Pesaro
15:36 è l’ora in cui avviene un evento dirompente, che segna uno spartiacque tra il prima e il dopo: la nascita di un bambino. È da questa esperienza personale che inizia il racconto dell’esperienza del limite, fisico ed emotivo che come altri eventi cambia lo stato, conduce ad una metamorfosi dell’essere umano. La nascita, che include in sé il concetto di morte e trasmutazione, da sempre è legata nell’immaginario collettivo e religioso alla luce. In 15:36 la luce è viva e diventa performer in grado sia di generare luce attraverso l’interno di sé stessa sia di modificare la luce riflessa nello spazio che abita. Il dispositivo luminoso Birth, usato nella performance, ha una sua grande versatilità ed è capace di creare multi-effetti e diverse tipologie di irradiazioni luminose. Birth è una lampada emotiva in grado di adeguarsi alle varie suggestioni e interagire con i performer nella costruzione drammaturgica. Creata e brevettata da Pietro Cardarelli attualmente ne esistono solo sei esemplari. 15:36 rappresenta l’approdo a una conoscenza profonda di sé e l’accettazione di una nuova forma e di un nuovo stato corporeo e interiore.
23 APRILE
PESARO
SALA DELLA REPUBBLICA
TEATRO ROSSINI
MADALENA REVERSA
CANTIERE APERTO PER
“POUR LA FIN DU TEMPS”
[RESIDENZA DI ALLESTIMENTO]
ideazione e drammaturgia Maria Alterno e Richard Pareschi
musicheOlivier Messiaen,Quatuor pour la fin du Temps
musiche originali Donato di Trapani
architettura sonora e fonica live Francesco Vitaliti
vociMaria Alterno, Loris De Luna
disegno luci in via di definizione
progetto grafico Federico Lupo
residenza di allestimento realizzata nell’ambito di RAM - Residenze Artistiche Marchigiane
progetto finanziato da Regione Marchee MiC
in collaborazione con Comune di Pesaro e AMAT
Pour la Fin du Temps è l’ultimo spettacolo della trilogia sullo Spirito del (nostro) Tempo.
È un’installazione immersiva, sonora e visiva, ispirata alla celebre composizione di OlivierMessiaen, Quatuor pour la fin du temps, scritta e presentata per la prima volta in uncampo di prigionia nazista il 15 gennaio 1941.
Da quella genesi, uno dei momenti più emblematici della resistenza artistica delNovecento, nasce un lavoro che intende interrogare la percezione del nostro tempopresente, sospeso tra memoria, apocalisse imminente e speranza.
La drammaturgia è concepita come una partitura totale, gli otto movimenti del Quatuor siintrecciano a sonorità contemporanee tramite una tessitura che fonde strumenti acustici,elettronica e paesaggi percettivi immersivi.
Frasi tratte dall’Apocalisse di San Giovanni, frammenti da L’uomo in rivolta di Albert Camuse pagine dal Diario di Etty Hillesum si innestano come voci interiori, non semplici testinarrati ma presenze sonore, strumenti che dialogano con la musica e contribuiscono acreare uno spazio di risonanza spirituale.
Lo spazio scenico è caratterizzato da un lavoro di sonorizzazione che esalta la matricepercettivo-immersiva del progetto. L’installazione trasforma lo spazio scenico, teatrale omuseale, in un ambiente candido e rarefatto, con fasci di luce che filtrano come apparizionida teli diafani e suoni scolpiti dentro un’architettura sonora viva.
Il pubblico, posto all’interno della scena, non è solo spettatore ma corpo immerso,partecipe di un’esperienza che avvolge, come fosse dentro una nube memoriale,paradisiaco-atomica.
In questa sospensione percettiva, la “fine del tempo” evocata da Messiaen diventaimmagine di un oltre, non annientamento ma promessa di eternità. Un attraversamentoche invita a ritrovare, anche nel nostro presente, la possibilità di Rivolta in seno allabellezza.
23 APRILE
PESARO
TEATRO SPERIMENTALE
TEHO TEARDO & BLIXA BARGELD
L’incontro tra Teho Teardo, uno dei più originali compositori italiani contemporanei, e BlixaBargeld, voce storica degli EinstürzendeNeubauten e già collaboratore di Nick Cave & The BadSeeds, genera una musica che attraversa confini e categorie. Il loro progetto comune è un laboratorio sonoro in continua evoluzione, dove elettronica, archi, parole e timbri vocali diventano materia viva, modellata con precisione e immaginazione.
Sul palco, la scrittura cinematica e ipnotica di Teardo si fonde con la vocalità unica, teatrale e magnetica di Bargeld, capace di passare dal sussurro più intimo all’esplosione viscerale. I brani raccontano un mondo dove l’ironia incontra il noir, il minimalismo sfiora il melodico e il suono si fa racconto.
Il concerto è un viaggio attraverso lingue diverse, micro-drammaturgie sonore e paesaggi emotivi che si espandono oltre la forma canzone. Le parole di Bargeld, dense, enigmatiche e potenti, trovano nella trama orchestrale di Teardo un contrappunto ideale: archi, chitarre preparate, elettronica e percussioni creano un ambiente acustico suggestivo, in cui ogni gesto è carico di significato.
Quello di Teardo e Bargeld non è semplicemente un live, ma un’esperienza estetica, un intreccio di poesia e tensione che continua a rinnovarsi ad ogni esecuzione. Un concerto che invita l’ascoltatore a lasciarsi guidare, senza preconcetti, dentro un universo sonoro unico nel panorama contemporaneo.
Sul palco con Teho e Blixa ci saranno Laura Bisceglia al violoncello, Gabriele Coen al clarinetto basso e un quartetto d’archi.
Uscito nel 2024 Christian & Mauro, terzo album di Teho Teardo e BlixaBargeld, segue dopo otto anni Nerissimo. L’album contiene riflessioni che dall’universo ritornano alle vicissitudini umane: dal viaggio nel passato con la secentesca passacaglia Bisogna morire, una danza della morte che ha attraversato i secoli, risalendo il tempo per esser reinventata in una prospettiva contemporanea in cui elenchi di nuove professioni digitali trovano la rima con parole di secoli fa.In questo tragitto emerge dalla passacaglia anche un frammento di un’altra canzone che, come una cellula, ha attraversato la membrana per arrivare fino a noi.
Le radici musicali del duo appartengono anche al futuro e le riflessioni di un libro del fisico Carlo Rovelli entrano nel disco finendo per suggerire nuovi modi di guardare all’universo.
Non è sempre possibile scoprire nuovi territori senza perdere di vista la costa ed è così che in queste dieci canzoni Teho e Blixa si concedono diverse varianti al percorso suonando una larga selezione di strumenti, utilizzando una tastiera mitologica i cui tasti possono digitare cifre, lettere, suoni e rumori. L’utilizzo trasversale dei suoni consente ulteriori possibilità di scandagliare la musica nel futuro dove, nonostante tutto, è pericoloso sporgersi.
28 APRILE
URBINO
TEATRO SANZIO
NICOLA GALLI
DESERTO TATTILE
concept, coreografia e costumi Nicola Galli
danza Rafael Candela, Nicola Galli
light design Lucia Ferrero, Nicola Galli
dramaturgGiulia Melandri
oggetti di scenaGiulio Mazzacurati
produzione TIR Danza, Nebula
co-produzione Oriente Occidente
residenze artistiche TROIS C-L, Oriente Occidente, PimOff Milano, Orbita | Teatro Quarticciolo
con il sostegno di Network Grand Luxe
Orbita | Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza,PimOff Milano
creazione selezionata per NID Platform 2023 - open studios
Deserto tattile è una riflessione sulle forme della solitudine e sul deserto inteso come spazio sconfinato e condizione esistenziale; è un'indagine sulla memoria del corpo, sull'esperienza aptica e sul profondo rapporto tra sguardo, gesto e tattilità quali elementi per entrare in contatto con il mondo e cogliere l'intangibile.
Sulla soglia di un velo lattiginoso un abisso di luoghi del corpo e del mondo vengono rivelati e celati attraverso un gioco di contrazioni ed espansioni che dissolve le definizioni di limite e distanza. Gesto, luce e suono si condensano dando vita a miraggi sensoriali in cui smarrirsi e incontrare figure viaggiatrici solitarie impegnate a sondare, ascoltare, guardare, spingere, scuotere, lasciarsi accarezzare e toccare.
Deserto tattile è un viaggio conteso tra lontananza e prossimità, nitidezza e opacità, unione ed esclusione, capace di sospendere il ritmo del quotidiano fino ad annullare la nostra percezione dellospazio-tempo.
29 APRILE
MONTALTO DELLE MARCHE
TEATRO DELLA FIABA
E DELLA POESIA
ASCANIO CELESTINI
POVERI CRISTI
di e conAscanio Celestini
musiche Gianluca Casadei
suono Andrea Pesce
produzione Fabbrica, Teatro Carcano
con il contributo di Regione Lazio
Ascanio Celestini, una delle voci più amate del teatro di narrazione in Italia, porta in scena lo spettacolo tratto dal suo ultimo libro. Poveri cristiracconta i destini di coloro che stanno ai margini della società, persone a cui nessuno fa caso, incontrati e intervistati nelle periferie, per raccontare coloro che non hanno lingua per raccontarsi.Con sguardo partecipe e mai retorico, Celestini setaccia le vite sradicate di donne e uomini che vagano come in un formicaio alla ricerca del loro spicchio di felicità.
Dopo un lavoro di ascolto e interazione tra musica e racconto, Gianluca Casadei ha messo in musica le parole di Ascanio Celestini.
In una periferia di Roma che somiglia a tante periferie del mondo si intrecciano le vite di poveri cristi.
C’è Giobbe, magazziniere analfabeta che ha messo a punto una tecnica per sistemare la merce nel magazzino senza sapere leggere una parola.
C’è la Vecchia che insegna alla Prostituta che per il sapere e la cultura non serve il denaro: i libri nelle biblioteche sono gratis e i musei un giorno al mese aprono anche a chi non può pagare.
C’è Joseph che è partito dal suo paese, ma prima di arrivare in Italia è stato seppellitore, emigrante, schiavo, naufrago, detenuto, facchino e barbone.
E poi c’è il razzista, la Donna Impicciata, lo Zingaro di otto anni che fuma, Domenica, il Preposto della cooperativa e persino San Francesco…
Ma quando andiamo in scena non ci sono tutti.
Ogni replica scegliamo un paio di storie, una manciata di personaggi. Come in un concerto dove il musicista sceglie quali brani diversi da suonare, fa una scaletta.
Tutti questi personaggi hanno qualcosa in comune. Sono quelli brutti che finiscono sui giornali quando accade qualcosa di grave, di scandaloso. Io cerco di raccontarli come santi quando succede un prodigio.
16 MAGGIO
PESARO
SPAZI DELLA CITTÀ
PESARO DANZA
FOCUS FESTIVAL
H 17,30 Piazzale della Libertà
ANNA BASTI
LE CLASSIQUE C’EST CHIC!
H 19 Sala della Repubblica, Teatro Rossini
DAVIDE TAGLIAVINI
THAT’S ALL
H 21 Teatro Sperimentale
COMPAGNIA ABBONDANZA BERTONI
FEMINA
H 22,30 Chiesa dell’Annunziata
DEWEY DELL
ECHO DANCE OF FURIES
LE CLASSIQUE C’EST CHIC!
coreografia e interprete Anna Basti
produzione Chiasma ETS
Le classique c’est chic! è una piattaforma progettuale nata con l’obiettivo di decostruire l’immaginario che riguarda la tecnica classica, con la volontà di fornire, a più persone possibili, strumenti di comprensione e di riappropriazione del proprio corpo. Le classi per non professionisti/e (débutants) costituiscono il cuore di questa progettualità, così come la relazione con lo spazio pubblico, che di volta in volta informa la proposta didattica. Gli arredi urbani diventano per l’occasione sbarre e sarà la morfologia stessa degli spazi a indicare la modalità per agire il loro attraversamento. Una forma di riconquista e risignificazione dello spazio pubblico, agito con i corpi, in un’azione di cura collettiva, utilizzando la tecnica classica che, al contrario, i corpi li esclude e, nella migliore delle ipotesi, li relega nella posizione di dover essere più o meno vessati, pur di avvicinarsi il più possibile a un modello estetico. Il target di riferimento sono i non professionisti, ma non solo, e la classe è pensata come un organismo poroso, attraversabile da chiunque abbia voglia di mettersi in gioco con il proprio corpo, anche in maniera casuale ed estemporanea. L’articolazione dei singoli esercizi è strettamente legata al luogo che ospiterà il progetto, con il quale s’innesca un dialogo necessario che genera per ogni occasione soluzioni e strategie: la classe potrà essere preparata solo dopo aver stabilito il luogo che la ospiterà. Motivo per cui non esiste una documentazione video di una singola classe nella sua interezza, ma diversi esempi di come questa relazione si è articolata in contesti e modalità molto diverse tra loro. La durata oscilla dall’ora all’ora e mezza, in base alle necessità del palinsesto in cui il progetto viene ospitato.
THAT’S ALL
coreografia, ideazione e interpretazione Davide Tagliavini
sound design Emanuele Nanni
consulenza artistica Anna Albertarelli, Monica Barone, Rosa Maria Rizzi
produzione Compagnia Artemis Danza
coproduzione Artisti Associati – Centro di Produzione Teatrale
con il contributo di Ministero della Cultura
Regione Emilia-RomagnaAssessorato alla Cultura
vincitore Bando Danza Urbana XL 2025, Bando THIS MUST BE THE SPACE 2025
promosso da FDE Festival Danza Estate e Festival MILANoLTRE, Bando WAM! Festival 2025
selezionato alla Vetrina della giovane danza d'autore eXtra 2025
That’sAll: è tutto.
Può essere una resa, un commiato o l’incipit per un nuovo numero che si appresta ad iniziare. In unawunderkammer piena di gesti e danze, troviamo stupore e ironia, corpo e voce, suoni e characters cheappaiono per poi dissolversi. All’interno di un ring immaginario si tenta di mantenere l'equilibrio mentreuna serie di eventi si susseguono senza sosta. Fisicità, cambiamenti di stato e colore, diversi sfidantisono in lizza per conquistare un posto, innescando un gioco fatto di guizzi e inviti, aperto allatrasformazione e all’imprevedibilità.
FEMINA
di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
coreografia Antonella Bertoni
con Sara Cavalieri, Eleonora Chiocchini
Valentina Dal Mas, Ludovica Messina Poerio
disegno luci Andrea Gentili
musiche Dysnomia - Dawn Of Midi
audio editing Orlando Cainelli
produzione Compagnia Abbondanza/Bertoni
con il sostegno di MiC, Provincia Autonoma di Trento
Comune di Rovereto, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
si ringraziano Danio Manfredini, Marco Dalpane, Lucio Diana, Nadezhda Simenova
La Compagnia Abbondanza/Bertoni, tra le realtà artistiche italiane più accreditate e riconosciute nell’ambito della danza, porta in scena Femina, il suo spettacolo dedicato all’universo femminile.
Con un travestimento posticcio e movenze minimali il flusso ci porta nel gioco dell’identità femminile, effeminando, maschizzando, disimbambolando le quattro interpreti. Scorporazione e incorporazione di se stesse e l’altra: due poli, due luoghi fisici sulle rive opposte dello stesso fiume. Complici del loro stesso apparire si specchiano l’una nell’altra restituendo movenze specchiate, compresse e rivestite da un accompagnamento sonoro che magnetizza e fluisce senza alcuna reale interruzione né spazio per la melodia ma solo per l’aridità del ritmo.
Femina è lo spazio di traduzione e allucinazione in quadro scenico di possibili forme e nomi del donnesco e femmineo mondo contemporaneo. Michele Abbondanza
coreografia, con Agata Castellucci, Teodora Castellucci
drammaturgia, disegno delle luci e scena Vito Matera
musica originale Demetrio Castellucci
costumi GuodaJaruševičiūtė
produzione Dewey Dell
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna
Teatro Comandini/Societas, Masque Teatro
si ringrazia Nicolò Russo
Guardiamo agli ex-voto anatomici, piccole statuette votive popolari che fin dall’antichità hannoavuto un alto valore simbolico. Resistenti al tempo, non conoscono divisione tra paganesimo ecristianesimo. Parti esatte di corpo vengono riprodotte slegate da un intero non visibile e sonocariche di una narrazione - muta - dove nel dolore e nella paura prende forma un desiderio diriscatto.
La paura incastonata nell’ex-voto, risveglia il tempo pre-individuale e la memoria ancestraledell’istinto, che guida i gesti verso la salvezza e tesse la coreografia dell’allerta.
29 MAGGIO
PESARO
TEATRO SPERIMENTALE
MUTA IMAGO
ATOMICA
LIBERAMENTE ISPIRATO
AL CARTEGGIO
TRA GÜNTHER ANDERS
E CLAUDE EATHERLY
regia Claudia Sorace
drammaturgia e suono Riccardo Fazi
con Alessandro Berti, Gabriele Portoghese
collaborazione alla drammaturgia Gabriele Portoghese
consulenza letteraria Paolo Giordano
musiche originali Lorenzo Tomio
disegno scene Paola Villani
direzione tecnica e disegno luci Maria Elena Fusacchia
costumi Fiamma Benvignati si ringrazia l’artista Elisabetta Benassi
per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
produzione INDEX
in coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures
Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro
con il supporto di ATCL / Spazio Rossellini, MAB Maison desArtistes Bard
Viola Produzioni / Spazio Diamante
compagnia finanziata da MiC
lo spettacolo prevede la presenza di luci stroboscopiche
Atomicaè uno spettacolo che esplora il tema della responsabilità individuale di fronte a eventi storici di portata collettiva e delle conseguenze che un evento straordinario può avere nella vita di un semplice individuo. Atomica è una storia di fantasmi, che ci parla dal cuore del '900 per ricordare a noi stessi la nostra natura più profonda: quella di creature complesse che attraversano il tempo e le generazioni muovendosi tra creazione e distruzione, potenza immaginifica e male assoluto. Lo spettacolo è costruito su una drammaturgia originale ispirata allo scambio epistolare avvenuto tra il filosofo tedesco Günther Anders e Claude Eatherly, giovane metereologo e aviatore texano che diede l'ok allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima nel 1945. Al termine della sua missione Claude tornò in patria accolto da eroe, assieme a tutti gli altri membri dell'equipaggio; ma fu il solo che non riuscì mai a liberarsi dai fantasmi delle centinaia di migliaia di vittime innocenti che si era lasciato dietro le spalle. Tra il1959 e il 1961, La National Air Force decide di internare Eatherly in un ospedale psichiatrico per impedirgli di continuare a mettere in campo le sue azioni antipatriottiche. Fu proprio lì che una mattina di aprile Claude ricevette la prima di una lunga serie di lettere da parte di Günther, che aveva letto di lui in un giornale tedesco e che si interessò al suo caso. Günther vede in Claude l'essere umano che incarna la sua filosofia; Claude vede in Günther la possibilità di trovare salvezza: di lettera in lettera i due uomini sviluppano presto una profonda amicizia e mentre Claude, da dietro le mura dell'ospedale, inizierà a scrivere la sua autobiografia, Gunther, dall'altra parte dell'oceano proverà a mettere in campo immaginazioni, pratiche e azioni per salvare Claude dal suo destino e riuscire a diffondere insieme un messaggio di pace e di fratellanza tra gli esseri umani in un mondo che si rifiutava di ascoltarli.
Lo spettacolo ha la forma di un viaggio onirico e visivo nella psiche del protagonista che si confronta con i fantasmi del suo (e del nostro) passato: il racconto della vita di un uomo qualunque che attraversa l'America del '900 e che ci parla della definitiva perdita dell'innocenza di un mondo che a partire da quel 6 agosto del 1945 dovrà continuamente fare i conti con la possibilità della sua fine.
Muta Imago è un duo artistico formato da Claudia Sorace, regista e Riccardo Fazi, dramaturg e sound artist. La continua ricerca di forme e storie che mettano in relazione la sfera dell’immaginazione con quella della realtà presente, umana, politica e sociale, porta Muta Imago negli anni a investigare diverse forme di arti dal vivo: il teatro, la performance, il teatro musicale, la radio, con l’obiettivo di cercare sempre la forma migliore per indagare il rapporto tra l’essere umano, il suo tempo e il suo sentire. Vivendo ogni volta dell’incontro con tutte le persone che sono state, sono e saranno coinvolte nella realizzazione dei lavori. Da anni il duo sta portando avanti un percorso di ricerca sulla percezione del tempo e sulle possibilità che il teatro ha di formulare nuove modalità di racconto che indaghino le caratteristiche del rapporto tra tempo, memoria e identità.
30 MAGGIO
CIVITANOVA MARCHE
CONTRADA FOCE ASOLA
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI MACERATA
SCUOLA DI SCENOGRAFIA
TRAPPOLA PER TIPI
docenti che aderiscono al progetto Monica Biancardi,Francesco Calcagnini
Alessandro Cheli, Antonio Ciaccio,Mauro Cicaré, Andrea Comotti, Roberta Fratini
In riva al mare, alla foce Asola l’Accademia di Macerata ha inventato un teatro temporaneo che si accende e si spegne dopo alcune mareggiate. Un teatro unico nel suo genere immaginato prima che pensato, nelle fantasie e nell’azzardo di un grande teatrante: Benito Leonori, come un sipario diaframma complice del vento che assicura una piccola scivola sull’infinito.
Così si è inaugurato davanti a circa 500 persone questo teatro che non c’è.
Il progetto di questo lavoro è e sarà la risultante della didattica delle scuole di scenografia e dei docenti che aderiscono.
Gli studenti saranno lo scenografo collettivo che firma lo spettacolo.La didattica che porterà a determinare la sostanza materiale delle fantasie messe in gioco.
Nel finale del romanzo di Kafka America si immagina un mitico Teatro di Oklahoma che promette di assumere chiunque si presenti. Un palcoscenico speciale dove tutti i teatranti possono eseguire all’infinito il loro cavallo di battaglia, il loro numero migliore. In questo paradiso dell’artificio si chiudono le disavventure migranti del disperso.
Questa suggestione letteraria disegna un contenitore, suggerisce un vuoto dentro il quale muovere la fantasia.
Un circo di personaggi improbabili che si danno appuntamento per reinterpretare, forse, per l’ultima volta il loro numero migliore. Un turbinio di umanità al margine del finto che forse siamo noi.
7 GIUGNO
PESARO
SALA DELLA REPUBBLICA
TEATRO ROSSINI
NICCOLÒ FETTARAPPA
CANTIERE APERTO PER
“SCEMI DEL VILLAGGIO”
[RESIDENZA DI ALLESTIMENTO]
progetto teatrale, interpretazione e regia Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri
drammaturgia Niccolò Fettarappa
aiuto regia Maria Chiara Arrighini
contributo intellettuale di Christian Raimo
produzione Agidi
con il sostegno diMiCe SIAE
nell’ambito del programma Per Chi Crea 2024
residenza di allestimento realizzata nell’ambito di RAM - Residenze Artistiche Marchigiane
progetto finanziato da Regione Marchee MiC
in collaborazione con Comune di Pesaro e AMAT
Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri sono autori, attori e registi. Tra le realtà teatrali giovani più apprezzate sul panorama nazionale, i loro lavori vengono rappresentati e prodotti da importanti realtà teatrali. Attraverso un uso dinamico del corpo e un’atletica agitata della parola, portano in scena con drammaticità e graffiante ironia i temi più scomodi del contemporaneo dando voce sulla scena ai conflitti politici di una generazione oppressa e sfruttata, per riaccendere nel pubblico la rabbia rivoluzionaria.
Scemi del villaggio è un progetto teatrale che vuole riscoprire la città come per la prima volta, con uno sguardo satirico, beffardo e irridente. Protagonista è il territorio e il nostro rapporto conflittuale con i diversi spazi sociali, i paesi di provincia, le metropoli, i luoghi di villeggiatura. Ci proponiamo come scemi del villaggio, come aedi non richiesti che cantano le nevrosi del vivere cittadino, cantori pellegrini di città che in tutto il mondo tendono sempre più ad assomigliarsi e ad omologarsi secondo i dictat del mercato e del turismo. Con feroce ingenuità ci interroghiamo sul significato di “spazio pubblico” e su come in concreto esso si realizzi nelle nostre città. Come “stiamo insieme” nelle nostre città? Male, ci stiamo molto male.
Nell'attuale contesto sociale, siamo tutti più insoddisfatti e psicolabili, ossessionati dall'idea di dover fuggire, di dover prenderci del tempo per noi, di dover viaggiare in ogni capo del mondo per accrescere il nostro capitale esperenziale, mentre il concetto di viaggio perde ogni anelito rivoluzionario o ribelle e diventa routine consumistica. In una serie di quadri comico-picareschi raccontiamo questa nevrosi che ci pervade, che ci rende tutti goffi, disadattati al vivere cittadino, sempre nervosi, in preda ad ansie e paranoie urbane di vario genere. Tutto intorno a noi si gentrifica e abbiamo il terrore che l'unico modo di sopravvivere sia aprire una gelateria tipica in un centro storico tipico di un paese tipico.
Le città sono infatti sempre più inabitabili. I diversi spazi urbani tendono tutti a farsi non-luogo, luoghi di passaggio, luoghi della prevedibilità videosorvegliata in cui è impossibile incontrare uno sconosciuto, spazi comuni organizzati per stare da soli. La relazionalità, il dibattito, sono esclusi dai luoghi pubblici. L'Altro è diventato un altro solo privato, privatistico, confinato nella sfera dell'intimo, nelle chat personali su Whatsapp. La strada, la piazza, non sono più luoghi per incontrarsi ma posti dove spendere soldi, comprare l'ennesimo prodotto inutile e al massimo farsi un selfie fugace. L'urbanistica sviluppa sempre più l'idea di una città a misura di cartellone pubblicitario, a misura di McDonald's, al massimo a misura di turista, che è sempre in massa e nota soltanto ciò che luccica di più. Nelle città lo spazio pubblico tende progressivamente a scomparire. I DDL Sicurezza intanto sfrattano gli occupatori abusivi, pure fossero donne incinte. La casa non è contemplata tra i diritti dell'uomo. Scompaiono persino le panchine, sradicate dai decreti sul decoro urbano. Sempre più convintamente siamo tutti devoti alla proprietà privata e il termine “comunità” ci fa in fondo un po' imbarazzo, ci sembra buono solo per il voucher delle programmazioni teatrali. Lo spazio urbano sta andando alla malora, perde vitalità, si fa anonimo, grigio, e tutti noi, in ambienti urbanisticamente così depressi, ci scopriamo più smorti. Ci chiediamo se, morendo, le nostre città siano almeno ancora in grado di un ultimo grido.
Montalto delle Marche, Teatro della Fiaba e della Poesia
posto unico numerato 10 euro 8 euro ridotto
Pesaro, Chiesa del Suffragio
posto unico 8 euro
Pesaro, Chiesa dell’Annunziata
posto unico numerato 5 euro
Pesaro, Piazzale della Libertà ingresso gratuito
Pesaro, Teatro Rossini [Sala della Repubblica]
posto unico 8 euro
Pour la fin du tempsCantiere aperto ingresso gratuito
That’sall 5 euro
Pesaro, Teatro Sperimentale
posto unico numerato 15 euro 12 euro ridotto
Jay Jay Johanson/Dombre 18 euro 15 euro ridotto
Teho Teardo &BlixaBargeld 25 euro 20 euro ridotto
Femina 10 euro
Pesaro Danza Focus Festival
CARNET 3 SPETTACOLI
[That’s all, Echo Dance of Furies, Femina] 15 euro
San Benedetto del Tronto, Teatro Concordia da 10 a 20 euro
Senigallia, Rotonda a Mare
posto unico 10 euro 8 euro ridotto
Senigallia, Teatro La Fenice da 20 a 25 euro
Urbania, Teatro Bramante da 8 a 15 euro
Urbino, Teatro Sanzio
posto unico numerato 10 euro 8 euro ridotto
RIDUZIONI
under 25 anni, studenti, over 65, abbonati stagioni 25/26, possessori Marche Cultura Card, Carta Regionale dello Studente e convenzionati vari. Per gli spettacoli di danza riduzione valida anche per gli iscritti scuole danza.
BIGLIETTERIE
CAGLI
BIGLIETTERIA TEATRO COMUNALE
335 7504181
il giorno di spettacolo dalle ore 17
FABRIANO
BIGLIETTERIA TEATRO GENTILE
0732 3644
due giorni precedenti lo spettacolo 16 – 19
il giorno di spettacolo dalle ore 19
FANO
BIGLIETTERIA TEATRO DELLA FORTUNA 0721 800750
mercoledì – sabato 17.30 – 19.30
mercoledì e sabato anche 10.30 – 12.30
il giorno di spettacolo 10.30 – 12.30 e dalle 17.30
JESI
BIGLIETTERIA TEATRO PERGOLESI 0731 206888
lunedì - sabato 9.30 – 12.30 e 17 – 19.30
e da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo
MONTALTO DELLE MARCHE
BIGLIETTERIA DEL TEATRO
338 2294521
[solo messaggi e chiamate WhatsApp]
due giorni precedenti lo spettacolo 18 – 20
il giorno di spettacolo da due ore prima dell’inizio
PESARO
BIGLIETTERIA TEATRO SPERIMENTALE 0721 387548
mercoledì – sabato 17 – 19.30
il giorno di spettacolo 10 – 13 e dalle 17
BIGLIETTERIA CHIESA DEL SUFFRAGIO
BIGLIETTERIA CHIESA DELL’ANNUNZIATA
BIGLIETTERIA SALA DELLA REPUBBLICA
334 3193717
il giorno di spettacolo da un’ora prima dell’inizio
Pesaro Danza Focus Festival
sabato 16 maggio
Biglietteria Teatro Sperimentale 10 – 13 e dalle 17
Biglietteria Sala della Repubblica dalle ore 18
Biglietteria Chiesa dell’Annunziata dalle ore 21.30
SAN BENEDETTO DEL TRONTO
BIGLIETTERIA TEATRO CONCORDIA 0735 588246
due giorni precedenti lo spettacolo 17.30 – 19.30
il giorno di spettacolo dalle 17.30
SENIGALLIA
BIGLIETTERIA TEATRO LA FENICE 071 7930842
ogni giovedì, venerdì e sabato 17 – 20
il giovedì e il sabato anche 10.30 – 12.30
il giorno di spettacolo dalle ore 17
BIGLIETTERIA ROTONDA A MARE
il giorno di spettacolo da un’ora prima dell’inizio
URBANIA
BIGLIETTERIA TEATRO BRAMANTE
il giorno di spettacolo dalle 20
URBINO
BIGLIETTERIA TEATRO SANZIO 0722 2281
il giorno precedente lo spettacolo 11 – 13 e 16 – 20
il giorno di spettacolo dalle 16
VENDITA ONLINE
www.vivaticket.com
con aggravio del costo in favore del gestore del servizio
Cagli,Civitanova Marche, Fabriano, Fano, Jesi, Pesaro,Urbino, Sotto a chi danzaore 21
Montalto delle Marche, Urbania ore 21.15
Pour la fin du temps Cantiere aperto ore 18.30
Pesaro Danza Focus Festival:
Le classique c’est chic! ore 17.30 / That’sallore 19 / Femina ore 21 /Echo Dance of Furiesore 22.30
Scemi del villagio Cantiere aperto ore 17
San Benedetto del Tronto ore 20.45
Crescere la guerra ore 19
Ultimi Eventi in programma
YOGA OLISTICO - SAN BENEDETTO DEL TRONTO
Ogni martedì (alle ore 21) ed ogni venerdì (alle ore 20), fino al 15 maggio 2026, si svolgono lezioni di yoga olistico tenute dall'insegnante Eugenia Brega.
Ogni lezione ha la durata di un'ora e si tiene presso Hopera Ballet Istituto Formazione Danzatori Via Airone 21 - Porto D'Ascoli. L'iniziativa viene realizzata grazie alla collaborazione tra Circolo Acli Oscar Romero ASD Aps, U.S. Acli Marche Aps e Teatro delle Foglie.
PERCORSO DI RESPIRO CONSAPEVOLE - ASCOLI PICENO
Andrà avanti fino al 29 maggio l'iniziativa "Percorso di respiroconsapevole" in programma presso la palestra della Casa Albergo Ferrucci di Ascoli Piceno.