L'ANISETTA E IL MISTRA' MARCHIGIANO

Indicazioni

QUANDO:

31/12/2021

DOVE:

LA BUONA TAVOLA

(Tutta la Regione)

Tipicità spettacolari

ANISETTA, IL VOLTO AUTENTICO DELLE MARCHE
Le Marche sono una regione italiana dalle mille sorprese paesaggistiche, storiche ed enogastronomiche. Non solo si bevono ottimi vini naturali e biodinamici, si produce un paradisiaco prosciutto del Montefeltro e lo stuzzicante formaggio di fossa. Qui nasce anche un liquore che oggi è amato in tutto il mondo. È l’Anisetta marchigiana, liquore simbolo di Ascoli Piceno e ideato nell’Ottocento nella bottega di Silvio Meletti che aveva tra le mani dell’anice verde. Dopo più di un secolo di brindisi e risate a suon di anisetta marchigiana, vi raccontiamo alcune curiosità sul liquore della nobiltà.
Gli appassionati di liquori, buongustai e cultori delle eccellenze marchigiane, riconoscono nell’anisetta tutti i profumi e i colori della regione. La sua storia antichissima comincia nel laboratorio di liquori della famiglia Meletti, già conosciuta per l’omonimo caffè in Piazza del Popolo ad Ascoli. A base di anice verde, Pimpinella Anisum, l’anisetta era ottenuta attraverso un alambicco a bagnomaria, a evaporazione lenta, che consentiva di isolare un distillato estremamente aromatico. Perfezionata nel tempo la ricetta, Silvio Meletti studiò una procedura di evaporazione del liquido così lunga che il sapore e la dolcezza dell’anice rimangono forti e persistenti nella bevanda, con una buona gradazione alcolica ma in un gusto allo stesso tempo dolce e fine. Insomma, la bevanda dell’aristocrazia.
Ed è il profumo deciso dell’anice verde, un misto di finocchio e menta, che caratterizza l’anisetta marchigiana e lo rende ritratto perfetto della regione. Solo nei terreni argillosi delle colline marchigiane c’è la Pimpinella Anisum, pianta da cui si ottengono i semi utilizzati nella distillazione.
IL MISTRA' MARCHIGIANO
Nelle campagne marchigiane il Mistrà è un ammazzacaffè tradizionale, prodotto per distillazione alcolica e aromatizzazione, oltreché con l'anice verde tipico dei vicini monti Sibillini, con finocchio selvatico, mele e arance
La sua gradazione alcolica varia tra i 40 ed i 45°; essendo un prodotto di tradizione contadina, normalmente viene prodotto e consumato in casa, anche se come sempre succede, da diversi anni qualche azienda industriale lo commercializza anche su vasta scala. 
Il mistrà, a differenza dell’anisetta e della sambuca che hanno un sapore dolciastro, ha un gusto molto secco, che lo rende ideale per correggere il caffè, ma può essere bevuto anche liscio oppure, come a Venezia, mescolato con l’acqua, come l’ouzo greco ed il pastis francese
È un ottimo dissetante diluito con acqua e ghiaccio o con un sorbetto di frutta; in cucina viene usato per la preparazione di dolci e biscotti, per la preparazione di cocktail e long-drinks ed è anche considerato un ottimo digestivo dopo pasti abbondanti. 
Il mistrà trae le sue origini dalla conquista della città greca omonima da parte della Repubblica di Venezia, avvenutatra il sei e settecento; in pratica si trattava dell’ouzo, che fu ribattezzato col nome della città conquistata, diventando in breve il liquore per eccellenza di Venezia, oscurato solamente dopo l’arrivo dei francesi prima e degli austro-ungarici poi. 
Alla fine dell'Ottocento il liquore venne riscoperto da Girolamo Varnelli, che ne interpretò e perfezionò la ricetta, partendo dall'intenzione di creare un decotto contro la malaria per i pastori transumanti, creando il liquore all’Anice, tipico prodotto marchigiano che porta il suo nome. 
La ricetta tradizionale prevede l’uso di un litro di alcol a 90°, 50 grammi di anice, 10 grammi di semi di finocchietto selvatico, 30 grammi di coriandolo, 2 scorze di arance. 
La preparazione prevede che gli ingredienti vengano messi in infusione in un recipiente a chiusura ermetica che, dopo essere stato ben agitato e tappato, sia lasciato stare a macerare per una decina di giorni. 
Trascorso questo tempo si prepara lo sciroppo, portando a bollore a fiamma bassa, 120 decilitri d’acqua con un chilo e tre etti di zucchero, per cinque minuti, dopo di ché, spento il fuoco, viene lasciato raffreddare. 
Nel frattempo si filtra il macerato, lo si unisce allo sciroppo freddo mescolando per amalgamare il tutto e quindi lo si lascia riposare per un paio di giorni, prima di filtrarlo nuovamente ed imbottigliarlo.

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