STAGIONE TEATRALE PROSA 2627- PESARO

Indicazioni

QUANDO:

Dal 08/10/2026 - Al 11/04/2027

DOVE:

TEATRO ROSSINI PESARO

(Pesaro/Urbino)

Stagioni Teatrali

PESARO 2026 2027 PROSA TEATRO ROSSINI
8 - 11 ottobre
[RESIDENZA DI RIALLESTIMENTO]
FRANCESCO PANNOFINO, FRANCESCO ACQUAROLI, PAOLO SASSANELLI
ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN SONO MORTI
TOM STOPPARD
ALBERTO RIZZI
 
29 ottobre - 1 novembre
ANNA VALLE, GIANMARCO SAURINO
SCANDALO
IVAN COTRONEO
 
19 - 22 novembre
LUCA ZINGARETTI
MARCO POLO E LE CITTÀ INVISIBILI
ITALO CALVINO / EDOARDO ERBA
GIUSEPPE DIPASQUALE
 
3 - 6 dicembre
COMPAGNIA MAURI STURNO
DELITTO E CASTIGO
FËDOR DOSTOEVSKIJ / GLAUCO MAURI
ANDREA BARACCO
 
14 - 17 gennaio
IAIA FORTE
MASSIMO VERDASTRO, GIOVANNI ONORATO
IL VIALE DEL TRAMONTO
MUTA IMAGO
 
28 - 31 gennaio
AMBRA ANGIOLINI, IVANA MONTI
LA REGINETTA DI LEENANE
MARTIN MCDONAGH
RAPHAEL TOBIA VOGEL
 
11 - 14 febbraio
LODO GUENZI
MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO
DARIO FO, FRANCA RAME
GIORGIO GALLIONE
4 - 7 marzo
SALVO FICARRA, CAROLINA ROSI, NICOLA DI PINTO
NON TI PAGO
EDUARDO DE FILIPPO
LUCA DE FILIPPO
 
18-21 marzo
TOSCA D’AQUINO, SIMONE MONTEDORO
TONI FORNARI, ELISABETTA MIRRA
CENA CON SORPRESA
AUGUSTO FORNARI, ANDREA MAIA, VINCENZO SINOPOLI
 
8 - 11 aprile
FABIANA IACOZZILLI
OLTRE
COME 16+29 PERSONE HANNO
ATTRAVERSATO IL DISASTRO DELLE ANDE
LINDA DALISI
 
FUORI ABBONAMENTO
 
25 - 28 febbraio
FRIDA
OPERA MUSICAL
ANDREA ORTIS, GIANMARIO PAGANO
VINCENZO INCENZO
44 appuntamenti per 11 spettacolida ottobre 2026 ad aprile 2027 per la nuova stagione di prosa che torna ad abitare ilTeatro Rossini di Pesaro, promossa dall’Amministrazione Comunalecon l’AMAT e realizzata con il contributo della Regione Marche e del MiC
Il sindaco Andrea Biancani e l’assessore al Turismo e alla Cultura Daniele Vimini: «La nuova stagione di prosa segna un passaggio importante per la città: il Teatro Rossini tornerà pienamente operativo entro il 30 giugno, al termine dei lavori attualmente in corso. Una tempistica che consentirà di accogliere regolarmente sia il Rossini Opera Festival ad agosto sia, a seguire, la stagione di prosa da ottobre, restituendo alla città il suo luogo simbolo. Riaprire il Teatro Rossini significa infatti riconsegnare alla comunità uno spazio identitario, pronto ad accogliere artisti, pubblico e nuove visioni, rafforzando il ruolo di Pesaro come città della cultura e dello spettacolo. La stagione 2026/2027, a cura di AMAT, riflette questa energia, con un cartellone ricco e articolato che intreccia grandi testi e protagonisti della scena italiana: da Francesco Pannofino in apertura, a Luca Zingaretti, fino a interpreti molto amati dal pubblico come Ambra Angiolini e Lodo Guenzi. Accanto ai grandi classici, da Fëdor Dostoevskij a Eduardo De Filippo, trovano spazio anche linguaggi contemporanei e nuove scritture, in un dialogo vivo tra tradizione e presente. Il Rossini che riapre è dunque un teatro vivo, accessibile e proiettato al futuro, capace di accompagnare il pubblico lungo tutta la stagione, dall’autunno alla primavera, come luogo di incontro, riflessione e condivisione».
 
Dall’8 all’11 ottobre apertura di sipario con Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppardche vede Francesco Pannofino e Francesco Acquaroli nei ruoli dei protagonisti, due perfetti clown/avventurieri, capaci di rendere indimenticabili, ancora una volta, questi due personaggi straordinari, affiancati da Paolo Sassanelli, interprete ideale per guidare con ironia, carisma ed allegria la compagnia di comici erranti, con la regia di Alberto Rizzi. Lo spettacolo arriva in scena al termine di una residenza di riallestimento al Teatro Rossini nei giorni che precedono il debutto.Anna Valle e Gianmarco Saurino sono i protagonisti di Scandalo, un lavoro teatrale scritto e diretto da Ivan Cotroneo in scena dal 29 ottobre al 1 novembre. Scandalo è una commedia brillante sul pregiudizio, sui rapporti fra il maschile e il femminile, sui tabù che si crede di essersi lasciati alle spalle e che continuano invece a tormentare, sull'audacia e la spregiudicatezza che spesso la società legittima per gli uomini, ma mai per le donne. Un testo divertente e lucidamente spietato sul sesso, sull'amore.Luca Zingaretti, affiancato da Gianluigi Fogacci e Massimo Reale, è il protagonista di Marco Polo e le città invisibili, liberamente tratto dal romanzo di Italo Calvino e adattato da Edoardo Erba, in scena dal 19 al 22 novembre con la regia di Giuseppe Dipasquale. In un Oriente che è luogo della mente, Marco Polo si presenta alla corte di Kublai Khane dai suoi racconti emergono città che non sono più solo miraggi poetici, ma diventano diagnosi del nostro presente, trasformando l’atlante poetico di Calvinoin un thriller psicologico che offre al pubblico non solo un’esperienza estetica sublime ma anche una risposta etica alla crisi del presente.Dal 3 al 6 dicembre la scena è perDelitto e castigo di Fëdor Dostoevskij, nell’adattamento teatrale di Glauco Mauri, la regia di Andrea Baraccoe l’interpretazione di Gabriele Graham Gasco, Woody Neri,Giulio Petushi, Arianna Pozzi, Aurora Spreafico, Paolo Zuccari. Lo spettacolo, con protagonista Raskolnikov, giovane intellettuale diviso tra colpa e redenzione, offreun viaggio nei meandri più oscuri della coscienza umana, nella San Pietroburgo ottocentesca, dove si consuma il dramma di un gesto estremo e delle sue conseguenze. In un crescendo di tensione morale e psicologica, Dostoevskij interroga la fragilità dell’uomo di fronte alle proprie scelte e al senso della giustizia.Un incontro fortuito, quasi fatale, dà origine a uno spettacolo magnetico.Il viale del tramontoal Teatro Rossini dal 14 al 17 gennaionasce dal desiderio condiviso di Muta Imago e Iaia Forte di attraversare una storia iconica e riscriverla con i corpi, le memorie e le ossessioni del presente.In questa versione originale, con la regia di Claudia Sorace,ispirata al celebre film ma profondamente radicata nel teatro italiano, Norma non è solo una diva dimenticata: è un’eco che resiste, un fantasma che si ostina a esistere mentre tutto intorno cambia. Accanto a lei, Max e Joe - interpretati da Massimo Verdastro e Giovanni Onorato - diventano figure di un gioco oscuro e seducente, dove realtà e finzione si intrecciano fino a confondersi.Tra confessione autobiografica e costruzione scenica, lo spettacolo si muove come una favola nera: affascinante, crudele, irresistibile. Il viale del tramonto è un viaggio dentro ciò che resta quando la luce si abbassa, un’indagine potente sull’identità, sul tempo e sulla vertigine del non voler scomparire.Dal 28 al 31gennaio il palcoscenico pesarese è per La reginetta di Leenane di Martin McDonagh, maestro del teatro contemporaneo e del grottesco, con due straordinarie interpreti come Ambra Angiolini e Ivana Monti, per la regia di Raphael Tobia Vogel. Lo spettacolo è un intenso thriller psicologico dal sapore noir che intreccia tensione e humour in un racconto spietato sulla famiglia e sulla solitudine. In un crescendo emotivo carico di ironia amara, McDonagh costruisce una storia che lascia emergere un pessimismo quasi tragico sui legami familiari e, forse, sull’umanità intera.Uno spettacolo cult che continua a bruciare di attualità: Morte accidentale di un anarchico torna in scena dall’11 al 14 febbraiocon tutta la sua forza dirompente, tra comicità travolgente e denuncia civile, diretto da Giorgio Gallione. Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura, insieme a Franca Rame, trasforma una vicenda oscura della storia italiana in una farsa grottesca e irresistibile, dove il riso si mescola all’indignazione.A guidare il pubblico in questo vortice satirico è Lodo Guenzi, un “matto” moderno e imprevedibile, capace di smascherare con ironia feroce le contraddizioni del potere. Tra travestimenti, equivoci e ritmo incalzante, lo spettacolo diverte, scuote e fa riflettere, rinnovando la lezione di un teatro che osa dire la verità.Frida Opera Musical- fuori abbonamento - scritto da Andrea Ortis e Gianmario Pagano, diretto da Andrea Ortis per la Mic International Company attende il pubblico dal 25 al 28 febbraio. Lo spettacolo offre un viaggio straordinario nella vita e nelle opere di Frida Kahlo, un musical potente e visionario che intreccia arte, rivoluzione e passione restituendo un ritratto profondo e vibrante della pittrice che ha saputo trasformare il dolore in colore e la fragilità in potenza creativa.Torna in scena dal 4 al 7 marzo Non ti pagodi Eduardo De Filippo per la regia di Luca De Filippo, in un allestimento che conserva e rilancia la visione scenica originaria, con l’interpretazione di Salvo Ficarra, Carolina Rosi, Nicola Di PintoeMario Porfito. Attraverso la comicità del gioco del lotto, la messa in scena restituisce con precisione e misura, in una dimensione quasi grottesca, l’avidità morale dei personaggi e le tensioni che ne attraversano i legami familiari.Dal 18 al 21 marzo è la volta di Cena con sorpresa, una commediacon Tosca D’Aquino, Simone Montedoro, Toni Fornari, che firma anche la regia, ed Elisabetta Mirra. Lo spettacolo racconta con ironia e ritmo serrato una situazione familiare pronta a esplodere. Una coppia sposata da molti anni invita a cena il loro migliore amico, senza sapere che lui, cinquantenne come loro, ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia ventenne. La serata si trasforma in un confronto inatteso con la verità, mettendo in discussione certezze e convinzioni.La stagione volge al termine dall’8all’11 aprile con Oltre - Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle ande. Il lavoro prende le mosse da un terribile fatto di cronaca: il 13 ottobre 1972, il volo 571 dell’aeronautica militare uruguaiana si schiantò sulle Ande con quarantacinque persone a bordo. Frutto di un attento lavoro di ricerca, con interviste ai superstiti e ai loro familiari, lo spettacolo firmato da Fabiana Iacozzilli e Linda Dalisi indaga le profondità del corpo e della resistenza umana, attraverso un dispositivo scenico di forte impatto visivo. Puppets, evocativi e perturbanti, collocano la narrazione su un piano metafisico, restituendo tutta la carica spirituale e misteriosa che permea la vicenda. Uno spettacolo intenso che, intrecciando teatro di figura e testimonianze dirette, interroga il limite, il sacrificio e la possibilità della sopravvivenza.
 
Rinnovo conferma turno e postoriservato agli abbonati della stagione 24/25 del Teatro Rossini dal 9 al 24 settembre; prelazione abbonati stagione 25/26 Teatro Sperimentale 25 e 26 settembre; nuovi abbonamenti in vendita dal 27 settembre. La vendita si svolge presso la biglietteria del Teatro Rossini 0721 387621. Inizio spettacoli ore 21, sabato ore 19, domenica ore 17.
 
 
8- 11 ottobre
[RESIDENZA DI RIALLESTIMENTO]
 
ROSENCRANTZ E GUILDENSTERN
SONO MORTI
 
di Tom Stoppard
con Francesco Pannofino, Francesco Acquaroli, Paolo Sassanelli
e con Andrea Pannofino, Chiara Mascalzoni
regia Alberto Rizzi
scena Luigi Ferrigno
musiche Natale Pannofino
produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo
in collaborazione con Ippogrifo Produzioni e Comune di Verona-Estate Teatrale Veronese ETV
 
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd
per gentile concessione di United Agents Ltd
Tom Stoppard, Rosencrantz e Guildenstern sono morti traduzione di Lia Cuttitta
pubblicato in Italia da Sellerio editore
 
 
Da oltre sessanta anni Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard viene rappresentato in tutto il mondo ed è diventato, dunque, un classico amato e apprezzato del teatro contemporaneo. In questo allestimento della commedia abbiamo deciso di mescolare l’umorismo inglese di Stoppard alla tradizione comica della Commedia dell’Arte, per creare uno spettacolo che esplori la profonda riflessione esistenzialista/filosofica del testo originale, esaltandone la potenza comica ed emotiva che caratterizza la pièce.
Il testo è un Amleto rivisitato, spiato dal buco della serratura attraverso lo sguardo colmo di dabbenaggine dei due protagonisti Rosencrantz e Guildenstern che, quando guardano l’intera vicenda del principe danese, ne colgono soltanto i tratti surreali e farseschi. Stoppard, del resto, è noto al grande pubblico per aver scritto la sceneggiatura di Shakespeare in love dove si intrufolava nel dietro le quinte di Romeo e Giulietta, mentre con Rosencrantz e Guildenstern sono morti si butta a capofitto nel backstage dell’Amleto. Prende, infatti, due personaggi secondari dell’Amleto di Shakespeare, Rosencrantz e Guildenstern, e ne fa i protagonisti di una commedia dai toni bizzarri.
In scena una coppia di grandi attori - Francesco Pannofino e Francesco Acquaroli, rispettivamente nei panni di Rosencrantz e Guildenstern - diventa un duo di maschere tragicomiche, accompagnata da Paolo Sassanelli nel ruolo del Capocomico.
Al centro della nostra messinscena una grande macchina scenica, un marchingegno medievale che mescola il teatro/carro della Commedia dell’Arte con il palcoscenico a due piani tipico del teatro elisabettiano; una scenografia giocosa e mutevole, in continuo movimento, che si trasforma ora in teatro, ora in castello, ora in nave.
Anche i costumi d’epoca possono essere trasformati e alterati, in una dinamica che continua a esplicitare il teatro dentro il teatro. Del resto, se Stoppard, con la sua pièce vuole rileggere l’Amleto in chiave comica anche la nostra messa in scena vive di questa suggestione metateatrale.
Uno spettacolo giocoso, dinamico, dal sapore del teatro di strada, popolare - nel senso più shakespeariano del termine – espressione di un teatro stratificato che possa emozionare e parlare a tutti.
Ho sempre pensato che fosse geniale l’idea di Tom Stoppard di spiare l’Amleto dal buco della serratura, di guardarlo attraverso i due clown, i due guitti, Rosencrantz e Guildenstern, e di trasformare la più grande tragedia di tutti i tempi in una farsa sull’esistenza umana. Penso che il testo abbia avuto, in tutti questi anni, grande fortuna e sia molto amato proprio per la freschezza dei dialoghi, l’arguzia delle trovate sceniche, la capacità di prendere due personaggi secondari dell’opera di Shakespeare e di farne i protagonisti di una storia divertente ed esistenziale.
Con questo allestimento vorrei presentare al pubblico italiano uno spettacolo nuovo, divertente, che mescoli l’umorismo inglese di parola, alla comicità fisica della Commedia dell’Arte.
Alberto Rizzi

 
29 ottobre – 1 novembre
 
SCANDALO
 
uno spettacolo scritto e diretto daIvan Controneo
con Anna Valle, Gianmarco Saurino
e conOrsetta De’ Rossi
eAngelo Tanzi, Matilde Pacella
scene Monica Sironi
costumi Alberto Moretti
disegno luci Cesare Accetta
musiche originali Gabriele Roberto
produzione Diana Or.i.s.
 
 
Laura ha cinquant'anni, è una scrittrice, ma soprattutto, per il mondo, letterario e non, è stata la 'sposa bambina' di uno scrittore molto famoso e molto più grande di lei, che è recentemente scomparso. Nella sua villa sull'Appia Antica, appena fuori Roma, in compagnia della sua editor Giulia e del vicino Roberto, e con l'aiuto di Alice, una ragazza che vive in casa, Laura sembra poco interessata sia a riprendere a scrivere sia a riprendere a vivere.Fino a quando non arriva Andrea, un giovane uomo che suo marito Goffredo prima di morire aveva assunto per riorganizzare la loro grande libreria.
Andrea è diretto, sfrontato, audace.Fra Laura e Andrea ci sono gli stessi 24 anni di differenza che separavano Laura da Goffredo. E come all'epoca fu uno scandalo la sua relazione con un uomo famoso e più grande, Laura sache lo stesso scandalo sarà provocato ora, quando le sue labbra si avvicineranno a quelle di Andrea.
Da quel momento, niente sarà più come prima.
 
Scandalo è una commedia brillante sul pregiudizio, sui rapporti fra il maschile e il femminile, sui tabù che continuano a tormentarci, sull'audacia e la spregiudicatezza che spesso la società legittima per gli uomini, ma mai per le donne.Un testo divertente e lucidamente spietato sul sesso, sull'amore, su tutto ciò che si può dire e non dire, fare e non fare o, nel mondo letterario, scrivere e non scrivere. Un racconto su una donna di oggi, libera, spregiudicata e un giovane uomo che forse la sta usando o forse le sta solo dando l'attenzione e l'amore di cui lei ha bisogno.L’amore è sempre uno scambio. Sono i termini e gli oggetti di questo scambio a renderlo più o meno scandaloso, inaccettabile o immorale.
Ivan Cotroneo
 
 
19 – 22 novembre
 
MARCO POLO E LE CITTÀ INVISIBILI
 
liberamente tratto da Le città invisibilidi Italo Calvino
adattamento e drammaturgia Edoardo Erba
con Luca Zingaretti, Gianluigi Fogacci, Massimo Reale e due attrici da definire
regia e scene Giuseppe Dipasquale
costumi Zaira De Vincentiis
musiche Germano Mazzocchetti
produzione Marche Teatro, Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
 
 
A cinquant’anni dalla sua pubblicazione, Le città invisibili di Italo Calvino approda per la prima volta sui palcoscenici italiani in una riduzione di prosa organica. Non si tratta di una semplice lettura o di un reading, ma di una vera e propria reinvenzione teatrale firmata da Edoardo Erba, che trasforma l’atlante poetico di Calvino in un thriller psicologico e politico di bruciante attualità.
L'incontro tra la scrittura di Edoardo Erba e la visione registica di Giuseppe Dipasquale dà vita a un corpo a corpo serrato tra due archetipi della nostra civiltà: il potere che vuole possedere e catalogare (il Gran Kahn) e l’intelligenza che vuole interpretare e sognare (Marco Polo).
La presenza di Luca Zingaretti garantisce una profondità interpretativa capace di restituire la complessità del personaggio calviniano, rendendolo vicino, carnale, umano. Ad affiancarlo saranno quattro attori tra i quali spiccano Gianluigi Fogacci e Massimo Reale.
In un Oriente che è luogo della mente, un uomo si presenta alla corte di Kublai Kahn dichiarando di essere Marco Polo. È davvero lui o è un impostore? Il Kahn, annoiato da un impero che sente marcire tra le dita, lo sfida: sarà la forza dei suoi racconti a decidere della sua vita. In un’atmosfera sospesa tra l'interrogatorio di stato e il gioco di seduzione, Marco Polo descrive città che sembrano scaturire da un futuro che noi già abitiamo. Le città non sono più solo miraggi poetici, ma diventano diagnosi del nostro presente: metropoli soffocate dai rifiuti, reti invisibili di connessioni digitali, deserti di omologazione. Il duello prosegue fino a una rivelazione finale che scardina i confini del tempo e dell’identità. Attraverso segnali ermeneutici e incursioni nel linguaggio contemporaneo (dagli algoritmi alle sostanze indistruttibili), lo spettacolo svela come il Marco Polo di Calvino sia in realtà lo sguardo dell’uomo di oggi che osserva le macerie e le speranze della modernità. Una messa in scena che rifugge l'esotismo didascalico per puntare su un'estetica simbolica, dove la luce e il vuoto diventano i veri protagonisti del salone imperiale.
Le città invisibili è un titolo che esercita un richiamo magnetico su un pubblico trasversale: dai cultori della grande letteratura ai giovani che riconoscono in Calvino un profeta del loro tempo. È uno spettacolo che interroga la nostra capacità di vivere nelle città contemporanee, offrendo al pubblico non solo un'esperienza estetica sublime, ma anche una risposta etica alla crisi del presente: l'invito a cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e dargli spazio, e farlo crescere.
 
 
3 – 6dicembre
 
DELITTO E CASTIGO
 
di Fëdor Dostoevskij
adattamento teatrale Glauco Mauri
con Gabriele Graham Gasco, Woody Neri
Giulio Petushi, Arianna Pozzi
Aurora Spreafico,Paolo Zuccari
regia Andrea Baracco
dramaturg Maria Teresa Berardelli
scene Marta Crisolini Malatesta
costumi Laura Giannisi
musiche originali e suoni Giacomo Vezzani e Vanja Sturno
disegno luci Umile Vainieri
produzione Compagnia Mauri Sturno
 
 
“Difendere la tradizione non significa conservare le ceneri ma tenere accesa la fiamma”.Questa frase di Jean Jaures è l’immagine perfetta del lavoro svolto dalla Compagnia Mauri Sturno nel teatro italiano dal giorno della sua nascita, più di 40 anni fa; ed altrettanto pertinente se si pensa al nuovo corso, che inizia nel momento della scomparsa dei due storici fondatori. Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij nell’adattamento per il teatro di Glauco Mauri compie 20 anni, il suo debutto è stato nel 2005. Partendo dalla riscrittura del Maestro Mauri, la Compagnia Mauri Sturno, come primo spettacolo del nuovo corso, ritiene imprescindibile costruire un ponte che leghi il passato con il presente ed il futuro. Si è deciso quindi di iniziare questa nuovo viaggio focalizzando l’attenzione su uno dei più grandi romanzi mai scritti, e su ciò che accomuna la linea artistica e editoriale passata a quella presente e futura di riproporre i grandi romanzi sulla scena.
 
Rinchiuso da giorni nella sua tana vicino a Piazza Sennaja, uno dei luoghi piùmalfamati e pericolosi di Pietroburgo, Raskolnikov, il protagonista di Delitto e Castigo, si pone ossessivamente una domanda, ogni volta con parole diverse mainesorabilmente sempre la stessa: “quanto valgo?”. Sintetizzata nell’iconica frase“Io, sono più simile a un pidocchio o a Napoleone?”. Raskolnikov, insomma, è unosquattrinato studente di 23 anni, che passa le sue giornate sdraiato a domandarsichi è. A chiedersi come uscire dalla miseria materiale e morale che lo ingabbia e lofa sprofondare. Fin qui nulla di sostanzialmente diverso dai tanti uomini superfluiche la letteratura russa ci ha consegnato nel ‘800, ma Dostoevskij, con questoromanzo, inventa un nuovo tipo di eroe russo: Raskolnikov chiede spazio, non siaccontenta di stare sdraiato, vuole vivere, incidere, fare la storia, modificarel’esistente, metterlo a testa in giù, e allora dopo infiniti tormenti decide di agire, ecosa fa? Si alza dal divano e trasgredisce, spezza il confine che gli è stato assegnato,vuole riscrivere la storia perché quella che c’è non gli piace. Non piace a lui come atutti i ventenni che attraversano il romanzo in cerca di un luogo dove stare. Lapolitica, la religione, la filosofia, sono gli strumenti di cui questi ragazzi si armanoper cercare di dire parole nuove in un mondo marcio, vecchio, che li opprime e chenon gli corrisponde affatto. Proprio per ascoltare le voci profonde dei protagonistidel romanzo, nella composizione del cast, ho ritenuto indispensabile rispettare l’etàanagrafica dei personaggi, ponendomi una domanda: come risuonano oggi leparole scritte da Dostoevskij nel 1866, in bocca alla generazione nata e cresciutanegli anni 2000? Hanno ancora quella forza dirompente quelle parole? Sono ancora
portatrici di quel senso scandalosamente umano e politico di chi vuole con ferociatrasformare l’esistente? E infine, quanto costa a quei giovani commettere peccato,infrangere l’ordine costituito, parlare una lingua nuova di zecca, mandando aldiavolo la storia nella quale gli è capitato di nascere?
Andrea Baracco
14 - 17 gennaio
 
IL VIALE DEL TRAMONTO
 
un progetto a cura di Muta Imago
con Iaia Forte, Massimo Verdastro, Giovanni Onorato
regia e scene Claudia Sorace
drammaturgia Riccardo Fazi
musiche Lorenzo Tomio
luci Maria Elena Fusacchia
produzione Argot Produzioni
in co-produzioneconIndex, La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello
e con Solares Fondazione delle Arti
in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito
 
 
Un giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle. Non ci conoscevamo davvero, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme.”
Per noi Iaia era un mito, una chimera, una sfinge.Un mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana, piena di segni e voci di una vita enorme.Davanti al caminetto acceso, ci è venuto in mente Viale del Tramonto.
Avevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata, abbracciata solo dal suo primo marito, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata.Abbiamo continuato a incontrarci, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro.Poi ci siamo detti: “Se ha senso farlo, va fatto come nel film.”Viale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film, facendola dialogare con la storia del teatro italiano.Norma è una diva dimenticata, Max il suo cameriere e grande regista del passato.La loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe, giovane sceneggiatore squattrinato che lentamente viene catturato nella rete della ricca diva, come accade nelle migliori favole nere.Un gioco di specchi tra finzione e realtà, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica. Il fascino di chi si ostina ad essere sé stessa in un mondo che cambia.
Norma è un fantasma che continua a infestare il presente, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo, alle estetiche, ai gusti che si trasformano.Avere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto, personale e collettivo.
Claudia Sorace – Muta Imago
 
 
28 – 31 gennaio
 
LA REGINETTA DI LEENANE
 
di Martin McDonagh
traduzione Marta Gilmore
con Ambra Angiolini, Ivana Monti
e conStefano Annoni, Edoardo Rivoira
regia Raphael Tobia Vogel
scene Angelo Linzalata
luci Oscar Frosio
costumi Simona Dondoni
musiche Andrea Cotroneo
produzione Teatro Franco Parenti
 
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd
per gentileconcessione di Knight Hall Agency Ltd
 
 
Uno spettacolo che è una sfida emotiva e attoriale di grande intensità per due interpreti straordinarie come Ambra Angiolini e Ivana Monti. A dirigerle, Raphael Tobia Vogel, già regista di Per Strada, Buon anno, ragazzi!, Marjorie Prime e di due recenti successi apprezzatissimi da pubblico e critica,Costellazioni e Scene da un matrimonio.
Martin McDonagh, maestro del teatro contemporaneo e del grottesco, è noto per il suo stile crudo, ironico e spietatamente realistico. Acclamato per opere teatrali quali La trilogia di Leenane e film quali Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Gli spiriti dell’isola e In Bruges è considerato uno dei più brillanti autori contemporanei, capace di intrecciare umorismo nero a un’acuta critica sociale. Con La Reginetta di Leenane il drammaturgoirlandese costruisce un thriller psicologico dal sapore noir, in cui la tensione e lo humour si fondono in un racconto spietato
sulla famiglia e sulla solitudine.
Un legame, quello tra una madre e una figlia, avvelenato dall’odio, segnato da un conflittoincessante dove il rancore e la dipendenza s’intrecciano in ungioco perverso di potere e frustrazione.La madre sembra fare di tutto per sabotare la felicità della figlia, vincolandola a sé con sottili manipolazioni e stratagemmimeschini. Ma è davvero solo colpa sua se la vita non le hariservato grandi opportunità? Nessuna delle due è un mostro,nessuna è completamente innocente.Sono semplicemente due anime in lotta, aggrappatecon ferocia alla propria disperazione. Non c’è mai un gesto di affetto tra loro, mai una carezza: il loro linguaggio è fatto di battute taglienti, di litigi urlati, di crudeltà a tratti brutali, ma sempre venate di una vulnerabilità disarmante. In questa tensione costante, ogni oggetto quotidiano diventa una minaccia e l’ambiente domestico si trasforma in una polveriera pronta a esplodere. A spezzare questa atmosfera ci pensa l’ironia nera di McDonagh, con uno humour tagliente e dissacrante, capace di strappare risate amare. Si ride, sì, ma a denti stretti, perché l’inquietudine è sempre presente, in un crescendo che lascia emergere un pessimismo quasi tragico sulla famiglia e, forse, sull’umanità intera. Ambra Angiolini è Maureen, una figura complessa e struggente: una quarantenne ancora vergine, il cui equilibrio precario cela un fondo di follia pronto a emergere. La sua fragilità la rende profondamente umana, spingendo il pubblico a empatizzare con lei, a sperare che possa finalmente trovare una via di fuga. Ma fino a che punto sarebbe disposta a spingersi per non rinunciare ai propri sogni? I giochi di potere tra lei e la madre Mag – interpretata da Ivana Monti – sono al centro di una danza crudele in cui i ruoli di vittima e carnefice si invertono continuamente. Tra battute al vetriolo e insulti graffianti, il pubblico si trova a chiedersi: chi sta davvero vincendo questa guerra? E chi è realmente vittima?
11 –14 febbraio
 
MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO
 
di Dario Fo e Franca Rame
con Lodo Guenzi
e Matteo Gatta,Eleonora Giovanardi, Alessandro Federico,Marco Ripoldi, Roberto Rustioni
regia Giorgio Gallione
scene Guido Fiorato
luci Andrea Violato
costumi Francesca Marsella
aiuto regia Riccardo Iellen
assistente allescene Francesca Marsellaassistente costumi Marisa Mantero
realizzazione scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti
produzionePierfrancesco PisanieIsabella BorettiniperInfinito
con Nidodiragno/CMC produzioni
in coproduzione con Teatro CarcanoeFondazione Sipario Toscana onlus - La città del Teatro
in collaborazione conArgot Produzioni
un ringraziamento speciale alla Fondazione Dario Fo e Franca Rame
 
 
Nel 1921 un emigrante italiano “volò” fuori dalla finestra del palazzo della polizia di New York: è questo l’episodio che Dario Fo prende a pretesto per Morte accidentale di un anarchico, una farsa tragica, divertentissima e inquietante che dopo più di cinquant’anni è ancora oggi rappresentata con grande successo in tutto il mondo. La “morte accidentale“, così ironicamente definita da Fo, è in realtà quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato il 15 dicembre 1969 dal quarto piano della Questura di Milano durante uno degli interrogatori relativi alla strage di Piazza Fontana. Un “malore attivo”, così lo definì l’inchiesta. L’edizione di quegli anni, curata e interpretata da Fo, divenne presto mitica, epocale, con sold out infiniti per più di duecento serate, vibranti di entusiasmo e partecipazione sociale e civile. Il tutto tra tentativi di censura, provocazioni e pericoli reali, con ripetute, cicliche telefonate anonime che avvertivano della presenza di bombe in sala. Questo perché la morte di Pinelli fu più che sospetta, tanto che il testo di Fo, attraverso il paradosso comico della scrittura, è in realtà basato su documenti autentici, verbali di processi e inchieste giornalistiche documentatissime che denunciano le cause e le radici politiche di quella diffusa e perturbante “strage di stato” che insanguinò quegli anni e di cui questo episodio è tragico emblema. Ma la genialità di Fo, evidente ancora oggi, è quella di ambientare questo avvenimento in un contesto ridicolmente grottesco, con protagonista e motore dell’azione un Matto, un moderno giullare affetto guarda caso da “istriomania” (cioè il bisogno irrefrenabile di spacciarsi per altre persone) e che usa perciò il gioco comico, il travestimento, la maschera, lo sberleffo satirico come arma per smascherare le bugie arroganti e le grossolane contraddizioni di un potere goffo e sfacciato (commissari, agenti e questori) che nega la verità e l’evidenza della propria degradazione.
«Nei tempi bui dobbiamo cantare i tempi bui» ha scritto Brecht. Allo stesso modo Fo sceglie coraggiosamente la scomoda posizione del ribelle non allineato, affrontando tra l’altro più di duecento denunce e processi, per raccontare in palcoscenico una verità che nessuno voleva davvero ricercare né tantomeno scoprire. Sempre con Brecht, Dario preferisce «mettersi dalla parte del torto, perché tutti gli altri posti erano occupati».
Il nostro Matto sarà Lodo Guenzi, attore dai poliedrici talenti che guiderà una sarabanda comica, grottesca e satirica, un po’ commedia degli equivoci, un po’ slapstick comedy, un po’ grottesco teatro di denuncia, cosciente della grande eredità dell’autore Premio Nobel per la Letteratura e contemporaneamente moderno performer che fa propria quella tradizione per rinnovarla e rimodellarla sulla propria sensibilità artistica e moderna coscienza critica.
25 –28 febbraio
FUORI ABBONAMENTO
 
FRIDA OPERA MUSICAL
 
scritto da Andrea Ortis e Gianmario Pagano
con 20 artisti, 3 musicisti
regia Andrea Ortis
musiche e liriche Vincenzo Incenzo
coreografie Marco Bebbu
costumi Erika Carretta
scenografie Gabriele Moreschi
progetto luci associato Valerio Tiberi e Virginio Levrio
progetto video Virginio Levrio
produzione Mic International Company
in collaborazione con Museo Frida Kahlo “Casa Azul”
e Museo Diego Rivera Anahuacalli di Città del Messico
con il Patrocinio dell’Ambasciata del Messico in Italia
 
 
Frida Opera Musicalè un viaggio straordinario nella vita e nelle opere di Frida,un musical potente e visionario che intreccia arte, rivoluzione epassione.
Al centro di tutto la vita di Frida Kahlo: il suo amore tormentato con Diego Rivera, la forza delsuo corpo ferito, la resistenza e la voglia di vivere, la lotta per l’identità e la libertà. Adaccompagnare il suo viaggio, la Catrina, protagonista assoluta dell'immaginario e della culturapopolare messicana, icona della morte e della vita, della satira e della bellezza eterna; è lei cheincarna lo spirito del Messico profondo nel quale convivono, in un unico grande affresco, colori,musica e passione.
Frida Opera Musicalracconta la straordinaria esistenza di Frida Kahlo, artista, icona delfemminile, anima ribelle di un’epoca in tumulto, uno spettacolo che dà vita a un ritratto profondoe vibrante della pittrice che ha saputo trasformare il dolore in colore e la fragilità in potenzacreativa. L’opera si muove tra la potenza del teatro musicale e la forza visiva del mondopittorico. Lo spettatore viene immerso nel Messico post-rivoluzionario, tra fermenti ideologici,arte murale, influenze europee e figure chiave come Zapata, Trotsky, Breton, Tina Modotti, soloper citarne alcune. È un viaggio corale nel cuore di un’epoca segnata dal desiderio dicambiamento, in cui Frida vive con sfrontata autenticità.
La relazione tra Frida e Diego è il nucleo pulsante della narrazione: un amore smisurato, radicale,imperfetto, che si fa alleanza e scontro, passione e ideologia, un legame che attraversa infedeltà,successi e rivoluzioni personali e collettive. A fare da cornice, il Messico colorato, allegro edissacrante della Catrina, in cui la vita e la morte danzano insieme al ritmo dell’arte, un Messicodalle radici azteche nel quale la musica avvolge tutto e tutti in un canto continuo alla vita.
Frida Opera Musicalè un inno alla libertà di essere e al coraggio dell’arte.
È una dichiarazione d’amore alla vita, anche quando fa male.
Frida Opera Musicalè Frida e il mondo che ha incendiato con il suo sguardo.

 
4 – 7 marzo
 
NON TI PAGO
 
di Eduardo De Filippo
con Compagnia di Teatro di Luca De Filippo
Salvo Ficarra, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto
e con Mario Porfito
regia Luca De Filippo
scene Gianmaurizio Fercioni
costumi Silvia Polidori
musiche Nicola Piovani
luci Salvatore Palladino
aiuto regia Norma Martelli
produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo
coproduzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
 
 
Nel 2015 l’ultima messa in scena di Non ti pagodella Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, amici e compagni di lavoro legati al rigore e alla straordinaria capacità artistica di Luca che ne curò la regia: fu la sua ultima regia.
A dieci anni dalla sua scomparsa ho deciso di riportare sulle tavole del palcoscenico la commedia; per omaggiarlo certo, ma soprattutto per restituirlo al suo pubblico che continua ad amarlo e a quei ragazzi che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo come persona e di applaudirlo in teatro.Così mi sono dedicata con forza al progetto, cosciente della responsabilità che avrei dovuto affrontare, ma anche certa del sostegno che avrei incontrato nel proporlo.Dieci anni fa ho voluto conservare la scenografia: il fondale, il suo bellissimo boccascena, gli oggetti, hanno ripreso vita come fossero stati sempre pronti per arrivare in un altro teatro, in un'altra città di questa lunghissima e a volte complicata tournée che è la vita. Curando l’allestimento sapevo che, pezzo dopo pezzo, insieme ai costumi, alle scene, alle musiche, i ricordi mi avrebbero rintracciata e alla gioia di ritrovarmi nei teatri, si sarebbe silenziosamente insinuata in me e senza chiedermi permesso, anche quella sofferenza che si prova nell’affrontare la memoria delle perdite, ma con la consapevolezza che, quella memoria, diventa poi parte di noi, non ci abbandona mai e ci rende ciò che siamo.
In Non ti pago ho ripreso la visione scenica di Luca che, in una personale prospettiva delle opere di Eduardo, aveva a mano a mano accentuato l’avidità morale dei personaggi. Attraverso la comicità della componente ludica, del gioco del lotto, Luca aveva letto la storia in chiave moderna e aveva registrato con cura in modo quasi grottesco ma mai macchiettistico, i temi che Eduardo, autore di indiscussa contemporaneità, ha sempre analizzato nelle sue opere: la disgregazione dei rapporti familiari, metafora del disfacimento di una società. Ingredienti non secondari.Insieme a me sul palco ci saranno gli attori e i tecnici della Compagnia di teatro di Luca De Filippo, felici di poter partecipare di nuovo a questa avventura.
E con noi ci sarà, nelle vesti del protagonista Ferdinando Quagliuolo, un interprete di straordinaria sensibilità che ha aderito con entusiasmo al progetto.
Salvo Ficarra, emozionato, commosso, ha deciso di affrontare il personaggio protagonista della commedia, con le sue doti caratterizzate da leggerezza e spessore, incontrandone lo spirito comico ma accentuandone le ombre interiori. Facendo suo l’intento di Luca: creare un dialogo continuo con il pubblico che verrà a vedere la commedia. Facendo vibrare quelle corde che sono nella sua cifra artistica come lo erano in quella di Luca.Per questo e per aver accettato di entrare in questa famiglia teatrale, per averci regalato il suo Ferdinando Quagliuolo in una chiave di lettura originale, lo ringrazio con tutto il cuore.
Non mi resta che augurare buon divertimento al pubblico che ha voluto bene a Luca e che speriamo, ci accolga ancora con quel calore che ci ha sempre manifestato dalla sua scomparsa.
Carolina Rosi
18 – 21 marzo
 
CENA CON SORPRESA
 
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
con Tosca D’Aquino, Simone Montedoro, Toni Fornari, Elisabetta Mirra
regia Toni Fornari
scene Grazia Iannino
costumi Federica Del Gaudio
produzione Golden Star e Diana Or.i.s.
 
 
Divertente, ironica, comica questa commedia racconta una realtà che sempre più fa parte della nostra vita. Come reagiscono le nostre menti benpensanti alle novità e alle realtà che stravolgono i nostri modi di pensare e vivere, quando, in particolar modo una situazione ci tocca così da vicino e stravolge la nostra vita?
 
Stefania e Arnaldo, sono marito e moglie, coppia affiatata e benestante sposata da molti anni. Lui è un avvocato penalista affermato, mentre lei è un architetto che da tempo si occupa quasi esclusivamente di beneficenza. I due sono i genitori di Angelica, una giovane ragazza di vent'anni. Una sera a cena invitano il loro migliore amico, Francesco De Palma, architetto. I due coniugi non sanno che Francesco, cinquantenne come loro, ha una relazione da ormai un anno con la loro figlia. La serata è per Angelica il momento propizio per rivelare ai genitori il loro legame e per questo spinge Francesco a raccontare la verità sul loro rapporto ai due ignari genitori. Come farà Francesco a trovare il coraggio di raccontare ai suoi amici la verità sulla sua relazione con la loro giovane figlia? Ma soprattutto come reagiranno i due ignari genitori?

 
8 – 11 aprile
 
OLTRE
COME 16+29 PERSONE
HANNO ATTRAVERSATO
IL DISASTRO DELLE ANDE
 
ideazione e regia Fabiana Iacozzilli
drammaturgia Linda Dalisi, Fabiana Iacozzilli
con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti
Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli
dramaturg Linda Dalisi
scene e progettazione puppets Paola Villani
musiche e suono Franco Visioli
luci Raffaella Vitiello
cura dell’animazione Michela Aiello
aiuto regia Cesare Del Beato
assistenti alla regia volontari Matilde Re e Francesco Savino
con le testimonianze di Roberto Canessa, Beatriz Echavarren, Roy Harley
Soledad Inciarte, Susana Danrée de Magri, Ana Ines Martínez Lamas
Juan Pedro Nicola, Alejandro Nicolich, Gabriel Nogueira, Claudia Pérez del Castillo
Eduardo Strauch, Teresita Vásquez, Gustavo Zerbino
traduttrici e interpreti Virginia Gramaglia, Diana Da Rin
produzione Teatro Stabile dell’Umbria
in coproduzione con Cranpi, La Fabbrica dell’AttoreTeatro Vascello
con il sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival
con il sostegno del Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale,Teatro Biblioteca Quarticciolo
con il contributo dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo
un ringraziamento a Fivizzano27 e al Comune di Gubbio
un ringraziamento speciale a Biblioteca Nuestros Hijos
 
 
In quel fuori radicale, dove non ci sono le condizioniper la vita e solo ci si arriva per colpa di unaforma di violenza verticale, si palesa la domandasull’arrivo dell’uomo all’esistenza.
Gabriel Galli
 
Se fossi morto, avrei donato il mio corpo agli altri affinché se ne servissero,affinché le mie braccia aiutassero e le mie gambe camminassero ei miei muscoli si muovessero e partecipassero al progetto di vivere.
Roberto Canessa
 
L’uomo è come una marionetta i cui fili sono appesi alle stelle.
Carlos Saavedra Weise
 
Il 13 ottobre 1972 il volo 571 dell'aeronautica militare uruguaiana si schiantò sulle Ande con quarantacinque persone a bordo. Il volo trasportava i membri della squadra di rugby Old Christians Club insieme ad alcuni amici e familiari. I ragazzi avrebbero dovuto affrontare una partita, la rotta era da Montevideo, in Uruguay, a Santiago, in Cile. Solo un passeggero non aveva alcun legame con la squadra. Allo schianto sopravvissero in ventinove e dopo settantadue giorni solo sedici di loro furono salvati dai soccorsi. Il 22 dicembre 1972 il mondo venne a sapere che sulla Cordigliera delle Ande i passeggeri erano sopravvissuti cibandosi dei corpi dei loro amici.
Alla fine del mese di febbraio 2025 Linda Dalisi ed io siamo partite per Montevideo per incontrare alcuni tra i sopravvissuti al disastro aereo - oggi uomini di età comprese tra i 70 e i 75 anni - e alcune tra le sorelle, i fratelli e i figli degli uomini e le donne che non sono tornati dalle montagne. Siamo entrate nelle loro case, nei loro posti di lavoro, siamo andate a visitare il campo da rugby in cui erano soliti allenarsi, abbiamo scoperto che ci sono gruppi di fan della storia e dei loro protagonisti sparsi in tutto il mondo, siamo andate a visitare un museo dove al suo interno è contenuta una cella frigorifera che consente ai visitatori di sentire per settantadue secondi il freddo che hanno provato quei ragazzi per settantadue giorni. Ma cosa cercano le persone in questa storia? Cosa vogliamo io e Linda da questa storia?
Siamo partite con tante domande, le nostre e quelle dei nostri collaboratori, e siamo tornate con la consapevolezza che questa è una vicenda “prismatica” come la definisce Linda Dalisi, in cui non ci sono né vincitori né eroi e che un pezzo centrale di essa si svolge dall’altro lato della montagna, in quella Montevideo in cui le famiglie dei giovani scomparsi - allo stesso modo e con la stessa intensità - interpellavano indovini e pregavano dio, affittavano aerei privati per sorvolare la cordigliera e chiedevano di parlare con Allende pur di ritrovare i propri figli.
E quindi “fin dove è disposto a spingersi l’essere umano?”
Nando Parrado, è forse il personaggio più carismatico di questa vicenda: un ragazzo di vent’anni che decide di intraprendere insieme a Roberto Canessa il viaggio per cercare i soccorsi e lo fa con ai piedi dei mocassini e nello zaino otto calzettoni da rugby pieni di carne umana. Ma cosa lo muove? Aveva la sorella e la madre interrate a quattro metri dalla fusoliera, sarebbe arrivato il momento in cui sarebbero stati gli ultimi due corpi di cui cibarsi e, soprattutto, aveva un padre a cui andare a dire “papà sono vivo, non devi piangere tre corpi ma solo due”. 
È dunque uno spazio tragico quello in cui ci muoviamo, uno spazio in cui i corpi si depauperano fino a diventare quasi nulla e in cui troneggia il rottame di una fusoliera che ricorda gli echi dell’incidente e, al tempo stesso, è luogo di salvezza e unico ventre materno.
Nella scelta della lingua scenica risiede la volontà di mettere al centro della narrazione le questioni legate al corpo, utilizzando delle marionette ispirate alle opere di Giacometti come mezzo per consentire ai corpi di diventare scheletrici davanti agli occhi del pubblico; per consentire a questi corpi di entrare uno dentro l’altro. Il mondo della figura posiziona la vicenda su un piano metafisico e i puppets, per loro natura punti di contatto con il mistero e il perturbante, ci fanno sprofondare nella dimensione spirituale di cui la vicenda è intrisa. Centrale all’interno di questo lavoro è, come già accaduto nei miei precedenti spettacoli, la contaminazione del teatro di figura con le voci delle testimonianze.
Perché raccontiamo oggi questa storia?
Perché è una storia piena d’amore, in cui ci sono dei figli che cercano di tornare dai loro padri e che come Amleto si interrogano sull’essere o il non essere, perché ci sono dei padri che decidono di salire in groppa a un cavallo per andare a riprendere ciò che resta del corpo di un figlio e che ci ricordano Priamo in ginocchio che rivuole il corpo di Ettore, perché è la storia tragica di famiglie che si spezzano e che sono costrette a ricercare nei corpi dei sopravvissuti dei pezzettini dei propri cari. E come possono guardare gli occhi di una madre tutto questo?Ma anche perché come dice Ana Ines Lamas, sorella di una delle vittime, è una storia di ignoranza e di immaginazione: i ragazzi non conoscevano la neve e il ghiaccio e proprio per questo sono riusciti ad andare oltre, immaginandosi un modo per sopravvivere e inventandosi una strada da percorrere per tornare a casa.
Fabiana Iacozzilli
 
PRIME NOTE ALLA DRAMMATURGIA
Camminando per le strade di Montevideo – dove siamo andate per incontrare alcuni protagonisti di questa storia - io e Fabiana ci siamo fatte tante domande sulle nostre domande. Perché non vengono fuori tanti sogni? Ci chiedevamo. A più di 4000 metri d’altezza la parola “sonno” si svuota del suo significato più comune e ne assume un altro sconosciuto. Si trema in una notte che è tre volte più lunga del giorno e ci si stringe a un filo di incoscienza, quel tanto che permetta di recuperare un poco – un poco di energia. Perché non arrivano certe risposte? È come essere di fronte a un prisma.
Oltre significa per noi stare in tutto ciò che va al di là, è andare innanzi, verso una linea di meta invisibile. Correre incontro a un padre, allenare la telepatia per raggiungere una madre, interrogare saggi e indovini per essere proiettati tra le braccia di un figlio sparito. Quel prisma allora raccoglie un po’ tutte le soglie, tutti i confini attraversati, fisici e metafisici, inclusa la componente spirituale del multiforme dialogo con Dio. Ciò che va oltre ogni comprensione. Roy Harley – uno dei sopravvissuti – ci ha detto che in fondo tutte le persone portano una cordigliera sulle spalle, riferendosi alle prove che la vita di tutti i giorni ci mette davanti. È un’immagine che rimane impressa, restituendoci quella di una colonna vertebrale in cui ogni vertebra è un passo in più verso la salvezza. Nel nostro cercare il senso di una storia così fuori dall’ordinario eppure così umana, la cordigliera sulle spalle diventa un po’ uno zaino, dove si fondono passato e presente, quello che sono e quello che voglio riabbracciare, la memoria che mi aspetta e il destino che devo ancora costruire. Uno zaino cucito a mano, con brandelli di materiali diversi, uno zaino inventato, capiente, impermeabile, in cui potersi infilare insieme ai compagni, per stare al caldo. Oltre quella voce che sento provenire dall’alto e dal basso, oltre le vette, oltre i piedi che affondano nella neve.
 
 
ABBONAMENTI
  • 10 spettacoli + diritto di prelazione sul fuori abbonamento: questo diritto deve essere esercitato al momento dell’acquisto dell’abbonamento ed è riservato a chi sottoscrive l’abbonamento alla stagione 26/27
  • per consentire una corretta assegnazione dei posti ai nuovi abbonati della stagione 25/26 del Teatro Sperimentale, non sono consentiti cambi di turno né di posto
 
RINNOVO CONFERMA TURNO E POSTO
RISERVATO AGLI ABBONATI DELLA STAGIONE 24/25 DEL TEATRO ROSSINI
VERRANNO MANTENUTI LO STESSO TURNO E POSTO ASSEGNATI NELLA STAGIONE 24/25
 
da mercoledì 9 a sabato 12 settembre
prelazione turno A [turno del giovedì]
 
da domenica 13 a mercoledì 16 settembre
prelazione turno B [turno del venerdì]
 
da giovedì 17 a domenica 20 settembre
prelazione turno C [turno del sabato]
 
da lunedì 21 a giovedì 24 settembre
prelazione turno D [turno della domenica]
 
PRELAZIONE ABBONATI STAGIONE 25/26
RISERVATO AI NUOVI ABBONATI DELLA STAGIONE 25/26 DEL TEATRO SPERIMENTALE
venerdì 25 e sabato 26 settembre
 
NUOVI ABBONAMENTI
da domenica 27 settembre
 
ABBONAMENTO PROSA
settore A                                € 250
ridotto over 65, under 29         € 205
ridotto fino a 19 anni               € 160
settore B                                € 225
ridotto over 65, under 29         € 180
ridotto fino a 19 anni               € 135
settore C                                € 180
ridotto over 65, under 29         € 135
ridotto fino a 19 anni               € 105
settore D                                € 145
ridotto over 65, under 29         € 115
ridotto fino a 19 anni               € 90
 
BIGLIETTI
VENDITA BIGLIETTI
da sabato 3 ottobre
 
settore A                                € 28
ridotto over 65, under 29         € 23
ridotto fino a 19 anni               € 18
settore B                                € 25
ridotto over 65, under 29         € 20
ridotto fino a 19 anni               € 15
settore C                                € 20
ridotto over 65, under 29         € 15
ridotto fino a 19 anni               € 12
settore D                                € 16
ridotto over 65, under 29         € 13
ridotto fino a 19 anni               € 10
settore E/ loggione               € 8
 
Frida Opera Musica
settore A                                € 40
ridotto over 65, under 29         € 35
ridotto fino a 19 anni                € 30
settore B                                € 35
ridotto over 65, under 29         € 30
ridotto fino a 19 anni                € 25
settore C                                € 30
ridotto over 65, under 29         € 25
ridotto fino a 19 anni                € 20
settore D                                € 25
ridotto over 65, under 29         € 20
ridotto fino a 19 anni                € 15
settore E/ loggione               € 15
 
BIGLIETTERIA TEATRO ROSSINI
[Piazzale Lazzarini 0721 387621]
in campagna abbonamenti [dal 9 settembre al 6 ottobre]
aperta tutti i giorni con orario 10 – 13 e 17 – 19.30
 
dal 7 ottobre
aperta dal mercoledì al sabato dalle ore 17 alle ore 19.30
nei giorni di spettacolo feriali aperta con orario 10 – 13 e dalle 17 ad inizio rappresentazione
il sabato di spettacolo aperta con orario 10 – 13 e dalle 17 ad inizio rappresentazione
la domenica di spettacolo aperta con orario 10 – 13 e dalle 16 ad inizio rappresentazione
 
INFORMAZIONI
Teatro Rossini 0721 387621 | www.teatridipesaro.it
AMAT 071 2072439 | www.amatmarche.net
 
INIZIO SPETTACOLI
feriali ore 21 | sabato ore 19 | domenica ore 17

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