STAGIONE TEATRALE FANOTEATRO 19/20 - FANO

Indicazioni

QUANDO:

Dal 20/12/2019 - Al 05/04/2020

DOVE:

TEATRO DELLA FORTUNA FANO

(Pesaro/Urbino)

Stagioni Teatrali

FANOTEATRO S T A G I O N E  2 0 1 9 . 2 0
TEATRO DELLA FORTUNA  
FANOTEATRO - stagione della Fondazione Teatro della Fortuna realizzata in collaborazione con AMAT e con il contributo del Comune di Fano, Regione Marche e del MiBAC - rinnova la proposta di un ricco cartellone declinato secondo le molteplici espressioni del mondo teatrale: la grande prosa, la commedia, le residenze degli artisti a Fano, nomi noti e artisti emergenti, la novità della danza internazionale. Sono questi alcuni degli elementi principali pensati per una grande nuova stagione del Teatro della Fortuna che da novembre ad aprile offre 21 serate di spettacolo per sette titoli.
Un vero e proprio evento dall’1 al 3 novembre – in collaborazione con l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico - per inaugurare la nuova stagione. Emma Dante, una delle indiscusse protagoniste del teatro italiano di questi anni, è tornata in Accademia - dove si era diplomata attrice – per dare vita con i giovani allievi ad un lavoro bellissimo su Le Baccanti di Euripide, una delle più grandi opere teatrali di tutti i tempi da cui attinge gran parte della nostra cultura, dalla religione alla letteratura. Ne è scaturito un lavoro potente e intenso in cui la fisicità e il ritmo dei giovanissimi protagonisti, mai banali o eccessivi, ognuno con una specifica identità espressiva, unici nel loro essere acerbi e veri, recano il marchio deciso e autorevole della regista siciliana.
Dopo il successo di Delitto/castigo, Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi si cimentano nella riscrittura di un altro capolavoro letterario, l’ultimo grande romanzo gotico, Dracula di Bram Stoker che arriva in scena a Fano il 29 e 30 novembre e il 1 dicembre al termine di una residenza di riallestimento in città nell’interpretazione dello stesso Rubini con Luigi Lo Cascio. Dracula è prima di tutto un viaggio notturno verso l’ignoto. Non solo un viaggio tra lupi che ululano, grandi banchi di foschia e croci ai bordi delle strade. Ma è anche un viaggio interiore che è costretto ad intraprendere il giovane procuratore londinese Jonathan Harker, incaricato di recarsi in Transilvania per curare l’acquisto di un appartamento a Londra effettuato da un nobile del luogo.
Dal 20 al 22 dicembre l’appuntamento è con Don Chisciotte nell’adattamento di Francesco Niccolini, liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra. Alessio Boni, artista amatissimo dal grande pubblico, interpreta in modo impeccabile l'eroe in lotta contro i mulini a vento. Al suo fianco l'attrice turca Serra Yilmaz, musa cinematografica di Ozpetek, davvero eccezionale nel ruolo di Sancho Panza e Marcello Prayer che firma insieme a Alessio Boni e Roberto Aldorasi la regia. Il dissolvimento dell’antico mondo e la contraddittorietà del presente come materia di trasformazione parodistico-fantastica attraversano lo spettacolo prodotto da Nuovo Teatro con Fondazione Teatro della Toscana.
Dal 3 al 5 gennaio Veronica Pivetti diretta da Emanuele Gamba si cimenta in Viktor und Viktoria, commedia con musiche liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schunzel nell’insolito doppio ruolo di Viktor/Viktoria, nato sul grande schermo e per la prima volta sulle scene italiane nella sua versione originale. Sullo sfondo di una Berlino anni Trenta, una spassosa Veronica Pivetti ci racconta una storia piena di qui pro quo, cambi di sesso, scambi di persona e ricca di intrecci sentimentali senza esclusione di colpi in cui si legge la critica a una società bigotta e superficiale (la nostra?) sempre pronta a giudicare dalle apparenze.
Uno straordinario poker di attrici - Anna Galiena, Debora Caprioglio, Caterina Murino, Paola Gassman – sono le protagoniste dal 7 al 9 febbraio di Otto donne e un mistero, commedia thriller di Robert Thomas diretta da Guglielmo Ferro, un perfetto ingranaggio capace di sedurre lo spettatore con la maestria, la comicità noir d’oltralpe e la capacità di fare emergere sfacciatamente la lamina sarcastica e comica della vita contro la morte. Una compagnia di donne di talento scuotono le viscere drammaturgiche del testo con i loro segreti, le loro ambizioni, le visioni interpersonali, la loro arcaica animalità.
Ancora una commedia dal gusto frizzante attende il pubblico dal 13 al 15 marzo con Tres di Juan Carlos Rubio che vede in scena Edy Angelillo, Chiara Noschese, che firma anche la regia, Amanda Sandrelli e Sergio Muniz. Tre donne, amiche di lungo corso, inseparabili, ognuna affetta da una grande solitudine, si riuniscono per una serata “decisamente scorretta”.Un testo scritto da un grande autore spagnolo e diretto da una donna – afferma Chiara Noschese -, di una “comicità violenta”, di questa caratteristica mi sono innamorata con l’idea di “aprirlo”, dilatarlo per accompagnare il pubblico italiano in una comicità irriverente. Il desiderio di raccontare il femminile e il maschile senza femminismi o maschilismi per assaporare due dimensioni che si intrecciano in modo sempre nuovo”.
La conclusione della stagione – dal 3 al 5 aprile – è affidata alla grande danza con uno dei nomi più importanti della coreografia internazionale, Daniel Ezralow. L’arte coreografica di Daniel Ezralow si fonda su un’idea di danza fatta di divertimento, agilità, sorpresa, leggerezza, coinvolgimento diretto del pubblico, utilizzo emozionale delle tecnologie visive più all’avanguardia. Sono questi gli elementi che hanno reso le sue coreografie veri e propri “eventi” mediatici. Lo spettacolo proposto a FANOTEATRO, Open, è un’originalissima selezione del vasto vocabolario coreografico creato per il palcoscenico utilizzando celebri brani di musica classica, un inno gioioso alla vita e a tutto ciò che essa porta inevitabilmente con sé.
Rinnovo abbonamenti dal 26 giugno, nuovi dal 28 agosto presso botteghino del Teatro (tel. 0721 800750).
 
EVENTO INAUGURALE
in collaborazione con
Accademia Nazionale
D’Arte Drammatica Silvio D’Amico
RESIDENZA DI RIALLESTIMENTO
venerdì, sabato, domenica
1, 2, 3 NOVEMBRE
LE BACCANTI
 
 
di Euripide
regia Emma Dante
produzione Compagnia dell’Accademia
 
 
Un vero e proprio evento – in collaborazione con L’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico - per inaugurare la nuova Stagione del Teatro della Fortuna.
Emma Dante, una delle indiscusse protagoniste del teatro italiano di questi anni, è tornata in Accademia - dove si era diplomata attrice – per dare vita con i giovani allievi ad un lavoro bellissimo su Le Baccanti di Euripide, una delle più grandi opere teatrali di tutti i tempi da cui attinge gran parte della nostra cultura, dalla religione alla letteratura. Un compito non semplice che Emma Dante ha affrontato coraggiosamente con l’obiettivo principale di guidare gli allievi alla comprensione di un testo lontano e terribile incarnandolo nei loro corpi e nelle loro voci.
Ne è scaturito un lavoro potente e intenso in cui la fisicità e il ritmo dei giovanissimi protagonisti, mai banali o eccessivi, ognuno con una specifica identità espressiva, unici nel loro essere acerbi e veri, recano il marchio deciso e autorevole della regista siciliana: il suo ormai celebre lavoro sul coro e sulla schiera, la sua straordinaria capacità di far muovere i corpi in scena, lo spazio severamente tagliato dai riflettori, i colori che esplodono e narrano, le floride intuizioni registiche che riescono a condensare nella manipolazione di un oggetto il senso simbolico di un’azione chiave.

 
venerdì, sabato, domenica
29, 30 NOVEMBRE / 1 DICEMBRE
RESIDENZA DI RIALLESTIMENTO
DRACULA
 
 
da Bram Stoker
adattamento Carla Cavalluzzi e Sergio Rubini
con Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini
e con Lorenzo Lavia, Roberto Salemi
Geno Diana, Margherita Laterza
regia Sergio Rubini
regista collaboratore Gisella Gobbi
scena Gregorio Botta
costumi Chiara Aversano
musiche Giuseppe Vadalá
progetto sonoro G.U.P. Alcaro
luci Tommaso Toscano
produzione Nuovo Teatro diretto da Marco Balsamo
in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana
 
 
Dracula è prima di tutto un viaggio notturno verso l’ignoto. Non solo un viaggio tra lupi che ululano, grandi banchi di foschia e croci ai bordi delle strade. Ma è anche un viaggio interiore che è costretto ad intraprendere il giovane procuratore londinese Jonathan Harker, incaricato di recarsi in Transilvania per curare l’acquisto di un appartamento a Londra effettuato da un nobile del luogo. Il giovane avvocato non immagina la sciagura che lo attende, ma immediatamente, appena ha inizio il suo viaggio, sprofonda in un clima di mistero e di scongiuri. È proprio in questo clima di illusione, di oscurità e paura che il giovane Harker verrà calato prima ancora di conoscere il Conte e quando si accosterà al cancello del Castello, come chi sopraggiunto nell’Ade comprenderà di essere finito in una tomba.
Ma il viaggio che compie il giovane Harker non si limita a quell’esperienza fatta di angoscia e paura. L’orrore di ciò che ha vissuto al Castello deborda e finisce con l’inghiottire tutta quanta la sua esistenza, diventa un’ossessione che contamina tutto ciò che ha di più caro, destabilizzando irrimediabilmente ogni certezza. Di questo contagio ne è vittima in primo luogo sua moglie Mina, a cui Jonathan inizialmente non ha il coraggio di raccontare quanto accaduto. È dalla lettura del diario redatto durante il soggiorno-prigionia di Jonathan al Castello che Mina viene a conoscere l’origine di quel malessere, che sembra essersi impossessato del suo giovane sposo e averlo mutato profondamente. Un malessere che come una malattia incurabile finirà per consumare anche lei. Una dimensione dove il buio prevarrà sulla luce, il chiarore ferirà come una lama lo sguardo, il cupo battere di una pendola segnerà il tempo del non ritorno, uno scricchiolio precederà una caduta e il silenzio l’arrivo della bestia che azzanna e uccide. Una realtà malata dove sarà impossibile spezzare la tensione e da cui sembrerà difficile uscirne vivi.

 
venerdì, sabato, domenica
20, 21, 22 DICEMBRE
DON CHISCIOTTE
 
adattamento Francesco Niccolini
liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra
drammaturgia Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer e Francesco Niccolini
con Alessio Boni, Serra Yilmaz
e Marcello Prayer
e con Francesco Meoni, Pietro Faiella
Liliana Massari, Elena Nico
ronzinante Nicoló Diana
scene Massimo Troncanetti
costumi Francesco Esposito
luci Davide Scognamiglio
musiche Francesco Forni
regia Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer
produzione Nuovo Teatro diretto da Marco Balsamo
in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana
 
Chisciotti e cavalieri erranti, sparpagliati per il mondo o chiusi dentro le mura, sono sempre gli stessi, quelli di un tempo, quelli di oggi e quelli di domani, savi e pazzi, eroi e insensati. Non sono venuti al mondo per vivere meglio o peggio. Quando l'universo nella solitudine si abbandona alle proprie miserie, loro pronunciano parole di giustizia, d'amore, di bellezza e di scienza. Chi si rende volontariamente schiavo non maledice l'esistenza.
Fernando Arrabal, Uno schiavo chiamato Cervantes
 
Chi è pazzo? Chi è normale?
Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani. L'animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L'uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire? Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l'ha reso immortale. È forse folle tutto ciò? È meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete - avvalendosi del sogno, della fantasia, dell'immaginazione - sono stati spesso considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte. Alessio Boni
 
E io dico che Don Chisciotte e Sancho vennero al mondo affinché Cervantes potesse narrare la loro storia e io spiegarla e commentarla, o meglio, affinché Cervantes la raccontasse e la spiegasse e io la commentassi. Può raccontare, spiegare e commentare la tua vita, mio caro Don Chisciotte, soltanto chi è stato contagiato dalla tua stessa follia di non morire. Allora, intercedi in mio favore, o mio signore e padrone, affinché la tua Dulcinea del Toboso, ormai disincantata dalle frustate di Sancho, mi conduca mano nella mano all’immortalità del nome e della fama. E se la vita è sogno, lasciami sognare per sempre! Miguel de Unamuno, Vita di Don Chisciotte e Sancho
venerdì, sabato, domenica
3, 4, 5 GENNAIO
VIKTOR und VIKTORIA
 
commedia con musiche
liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schunzel
versione originale Giovanna Gra
regia Emanuele Gamba
con Veronica Pivetti
Giorgio Borghetti, Yari Gugliucci
e Pia Engleberth, Roberta Cartocci, Nicola Sorrenti
scene Alessandro Chiti
costumi Valter Azzini
luci Alessandro Verazzi
musiche originali e arrangiamenti Maurizio Abeni
aiuto regia Vittorio Testa
produzione a.ArtistiAssociati, Pigra srl
 
Il mondo dello spettacolo non è sempre scintillante e quando la crisi colpisce anche gli artisti devono aguzzare l’ingegno. Ecco allora che Viktoria, talentuosa cantante disoccupata, si finge Viktor e conquista le platee... ma il suo fascino androgino scatenerà presto curiosità e sospetti. Tra battute di spirito e divertenti equivoci si legge la critica ad una società bigotta e superficiale (la nostra?) sempre pronta a giudicare dalle apparenze. La Berlino degli Anni Trenta fa da sfondo ad una vicenda che, con leggerezza, arriva in profondità. Veronica Pivetti si cimenta nell’insolito doppio ruolo di Viktor/Viktoria, nato sul grande schermo e per la prima volta sulle scene italiane nella sua versione originale.
 
In una Berlino stordita prima dai fasti e poi dalla miseria della repubblica di Weimar un’attrice di provincia, Susanne Weber (Veronica Pivetti), approda in città spinta dalla fame e in cerca di scrittura. Il freddo le ha congelato le membra, e anche il cuore non è rimasto illeso. L’incontro con un collega attore, Vito Esposito (Yari Gugliucci) immigrato italiano, sembra cambiarle la vita. E mentre la città subisce gli umori delle nascenti forze nazionalsocialiste di Hitler in lotta con gli spartachisti dell’estrema sinistra, Susanne e Vito s’immergono negli eccessi della vita notturna weimeriana. La coppia condivide fame, scene e battute e, alla fine, si scambieranno anche... sesso ed identità! Ed è per proprio per l’affamata ditta che Susanne si sacrifica e diventa... Viktor und Viktoria, cioè un acclamato ed affascinante en travesti, anche grazie all’aggiunta di un colorato, buffo e stravagante fallo di cotone che diventa l’emblema del loro piccolo grande segreto. Viktor und Viktoria viene acclamato in tutti i teatri d’Europa. Una brillante compagnia capitanata dalla caustica Baronessa Ellinor Von Punkertin (Pia Engleberth) in cui spiccano Lilli Shultz (Roberta Cartocci), buffa e biondissima ballerina di fila di cui Vito è innamorato e un attrezzista dai modi bruschi e obliqui, Gerhardt (Nicola Sorrenti) miete successi ovunque. Ma, tornati a casa per l’ultima recita, un incontro fatale con il fascinoso conte Frederich Von Stein (Giorgio Borghetti) sfiorerà il cuore gelato di Susanne. Purtroppo, anche il conte ha un segreto e la liaison si complica. E, mentre a Berlino la situazione politica degenera precipitosamente, la nostra protagonista sarà costretta a fare le sue scelte: sentimentali e di vita. Non tradire mai Vito, l’amico inseparabile, né il conte, ormai padrone del suo cuore. Riuscirà Susanne/Viktor ad abbandonarsi fra le braccia del suo inaspettato amore senza che la scelta le risulti fatale? Sullo sfondo di una Berlino anni trenta, una spassosa Veronica Pivetti ci racconta una storia piena di qui pro quo, cambi di sesso, scambi di persona e ricca di intrecci sentimentali senza esclusione di colpi.
venerdì, sabato, domenica
7, 8, 9 FEBBRAIO
OTTO DONNE
E UN MISTERO
 
di Robert Thomas
traduzione Anna Galiena
adattamento Micaela Miano
con Anna Galiena, Debora Caprioglio, Caterina Murino
con la partecipazione di Paola Gassman
e con Antonella Piccolo, Claudia Campagnola
Giulia Fiume, Mariachiara Di Mitri
regia Guglielmo Ferro
musiche Massimiliano Pace
scene Fabiana Di Marco
disegno luci Aliberto Sagretti
costumi Françoise Raybaud
produzione La Pirandelliana srl, Compagnia Moliere srl
in collaborazione con ABC Produzioni
 
È Natale, fuori nevica ed è perfetto così, i regali sono al loro posto sotto l’albero, le luci e le note festose hanno invaso le stanze e su tutto si è appeso violentemente un profumo da donna. Di quale donna, delle otto che sfarfalleggiano in casa? Forse quella che ha pugnalato Marcel, tagliato i fili del telefono, trasformando una bella dimora di campagna in una prigione di paura. E quando il fiato è sospeso, alla fine sotto quel profumo di donna si scopre un gran puzzo di morte. C’è un mistero e intorno a esso... otto donne. Adesso sì che è tutto perfetto.
La struttura drammaturgica della commedia thriller di Robert Thomas è un ingranaggio perfetto per sedurre lo spettatore contemporaneo ormai abituato alla nuova generazione di criminologia psicologica.
Thomas offre inoltre quel valore aggiunto dei grandi scrittori di dosare con maestria la comicità noir d’oltralpe, di fare emergere sfacciatamente la lamina sarcastica e comica della vita contro la morte. E lo fa attraverso la figura madre: la donna. Ne sceglie otto: le più diverse, perché non sono personaggi ma personificazioni distinte della stessa identità-matrice. Come una Grande Madre che si fa Natura, Madonna, Dea, Terra e Morte.
Una prova d’attrice che con questa messinscena vogliamo fare emergere in chiave contemporanea, sia da un punto di vista recitativo che registico. Una compagnia di donne di talento che scuoteranno le viscere drammaturgiche del testo con i loro segreti, le loro ambizioni verminose, le perverse visioni interpersonali, la loro arcaica animalità. Nessuna complicità, nessuna affinità non battezzata come ipocrisia e invidia tra le donne, come è e come sempre sarà. Per loro solo un fine: famelica sopravvivenza.
 
 
venerdì, sabato, domenica
13, 14, 15 MARZO
TRES
 
una commedia di Juan Carlos Rubio
con Edy Angelillo, Chiara Noschese
Amanda Sandrelli, Sergio Muniz
regia Chiara Noschese
produzione Dreams Producers
 
Tre donne, amiche di lungo corso, inseparabili, ognuna affetta da una grande solitudine, si riuniscono per una serata “decisamente scorretta”, prendono la folle decisione di farsi mettere incinte dall’uomo ideale che rintracciano in una figura comune lo stesso giorno. Nessuna ha infatti un bambino.
Un testo scritto da un grande autore spagnolo e diretto da una donna, di una “comicità violenta”, di questa caratteristica mi sono innamorata con l’idea di “aprirlo”, dilatarlo per accompagnare il pubblico italiano in una comicità irriverente, senza un preciso messaggio o una proposta di legge, ma un semplice gioco per raccontare la vita: la voglia d’amore e di famiglia, anche se non più con il modello tradizionale. Il desiderio di raccontare il femminile e il maschile senza femminismi o maschilismi per assaporare due dimensioni che si intrecciano in modo sempre nuovo. Chiara Noschese
 
 
venerdì, sabato, domenica
3, 4, 5 APRILE
OPEN
 
di Daniel Ezralow
produzione ShowBees, Art Works Production
Associazione musicale Vittorio Gnecchi Ruscone
 
Daniel Ezralow vive a Los Angeles, ma va avanti e indietro fra Italia e Stati Uniti da più di venticinque anni. Ha un rapporto costante con il nostro paese. “In Maremma ho un rudere e intorno ci sono 450 ulivi che hanno prodotto già una sessantina di litri d’olio. L’olio, col caffè, sono gli alimenti che amo di più. Due sapori molto mediterranei. Il mio intento è di coltivare un orto sano con ogni prodotto, come sto facendo a Los Angeles. L’Italia, per me, è un grande laboratorio creativo che mi ha dato la possibilità di sperimentare come da nessun’altra parte e di essere sempre “Open”, aperto. Credo che io e l’Italia ci siamo scelti reciprocamente. La mia seconda casa, dopo Los Angeles, è qui. Ci sono sempre stato bene, fin dalla prima volta che ci ho messo piede. Sia al nord che al sud, non vedo differenze. Amo l’Italia, c’è affinità fra me e la gente: ogni volta che vi atterro respiro la quiete, la serenità interiore. Adesso so parlare la vostra lingua e ho imparato a cucinare gli spaghetti e i risotti. Resto però uno straniero, un americano di origini ebreo russo-polacche”. In Italia il Festival di Sanremo e Amici hanno accresciuto la sua popolarità, ma qui ha fatto anche pubblicità, cinema e teatro.
Daniel Ezralow all’università ha studiato medicina e contemporaneamente si è dedicato allo sport. Poi si è avvicinato alla danza con un corso e la febbre trasmessa non l’ha più lasciato. È stato un passaggio metamorfico: da atleta alla danza. “La danza per me è vita, è un’energia dentro di noi, universale. Perché noi siamo nati col movimento. È come l’ossigeno nell’aria. Vorrei che chi vedesse lo spettacolo avesse una buona sensazione e, poi, la trasmettesse a qualcun altro, come una cascata di gioia che si diffonde. Cerco spesso di trovare un modo diverso di esprimermi. Quando ho iniziato a danzare volevo solo capire come saltare. Poi ho cercato la perfezione del movimento. Ora non penso più a cosa fare, ma a cosa accade intorno al corpo. Ho capito che la danza esiste perché siamo vivi. Il battito del nostro cuore è un movimento, che ci spinge a ballare e ci accompagna per tutta la vita. Mi viene in mente Lucio (Dalla) in questo momento: ho passato molto tempo nella sua casa di Bologna, a parlare di tutto. Ho dei ricordi meravigliosi anche della Tosca. Lui per la danza aveva un’enorme sensibilità. Ricordo che rivedendoci al Festival di Sanremo ci abbracciammo e ci mettemmo a ballare nei corridoi dell’Ariston. Gli proposi di lavorare di nuovo insieme e lui ne fu entusiasta. Poi una settimana dopo seppi che era morto. Mi manca tantissimo, ha lasciato un vuoto enorme”. Daniel Ezralow è un coreografo molto eclettico e il successo dei suoi spettacoli è dovuto al fatto che riesce sempre ad attirare a sé un pubblico di età diverse, fattore che forse oggi nella danza viene sottovalutato. La sua è, infatti, una danza apprezzata anche da chi quest’arte non la conosce bene, perché fatta di una serie di elementi, tra cui leggerezza, ironia, ottimismo, gioiosità, sorpresa, coinvolgimento diretto, capacità di riunire il comico e il tragico in uno stesso momento. La genialità risiede nell’uso del sistema visivo, in una coreografia ingegnosa e straordinaria tempistica. Ezralow non fa che scavare nella sua fertile immaginazione per rinnovare il modo di toccare la gente. Pesca dal suo vasto retroterra e confeziona uno show che include e non esclude, esalta le differenze e invita gli spettatori ad aprirsi verso un mondo infinito di contaminazioni: somatiche, coreografiche e tecnologiche. Teatro, cinema, televisione, musica, moda, sport, pubblicità: sostiene di fare di tutto perché non è in grado di fare delle scelte. E lo fa sempre con molta umiltà. L’arte, dice, “è l’unica arma che l’uomo possiede per superare momenti di crisi, perché dà gioia, voglia di vivere e senso alla vita. Ed è proprio nei momenti di crisi che, chi l’ha, tira fuori tutta la propria creatività. L’arte è una delle rare cose che non può andare indietro, ma solo avanti”.
 
Open, scritto a quattro mani con la moglie Arabella Holzbog, è un patchwork di piccole storie che strizzano l'occhio allo spettatore con numeri a effetto, multimedialità, ironia e umorismo, all'insegna del più puro entertainment. “Un antidoto alla complicazione della vita", come dichiara lo stesso Ezralow. Uno spettacolare inno alla libertà creativa, al ciclo della vita e alla rivisitazione dei successi da lui creati, volto a trasportare il pubblico in una nuova dimensione dove umorismo e intensità danno vita a una miscela esplosiva di straordinaria fantasia creativa ed emozione scenica. “Prima di chiamare lo spettacolo Open, pensando a Calvino avevo pensato a Recostruction, perché dobbiamo continuamente rimuovere e ricostruire. Il titolo però non funzionava, così mia moglie mi ha suggerito Open: una parola che, con le sue quattro lettere molto bilanciate ha in sé tanta energia. I motivi per cui ho deciso di chiamare lo spettacolo Open sono diversi: aperti possono essere il cuore, la mente, gli occhi, una finestra. Open vuol dire aperto al mondo, al lavoro, al business, agli altri. Bisogna guardare al presente senza remore, appunto con mente aperta. La vita è spesso pesante, ma abbiamo tanta energia positiva che aiuta a risolvere i problemi. Il titolo fa riferimento a un’apertura culturale ma anche stilistica. A me piace mescolare. La mia formazione non è classica, quindi ci sono poche punte; non è neanche la break dance, quindi non roteo tanto sulla testa. Posso però usare ognuno di questi elementi per comunicare il senso del momento”. Sul palcoscenico, oltre ad una scenografia molto semplice composta di quattro pannelli su cui vengono proiettati una successione di quadri visivi e vignette in movimento, vi sono otto ballerini della sua compagnia americana che, nelle numerose sequenze di gruppo così come negli assoli, coniugano con scioltezza il linguaggio neoclassico e la modern dance, incantando il pubblico in un mix tra sorpresa, divertimento, leggerezza e agilità. Nella coreografia di Open si susseguono emozioni e sensazioni differenti, come l’ironia, il dolore, o la speranza, fino ad arrivare a un’idea ecologista. “In Open c’è il contrasto tra città e natura, laddove solo quest’ultima può liberare l’uomo dalla frenesia della vita. Il filo conduttore è che attraverso la città arrivo alla natura. Ritengo che oggi i più giovani siano cresciuti con dei nuovi valori che noi non avevamo, come il rispetto per l’ecologia. L’ho visto in mio figlio che a dieci anni nella sua scuola di Los Angeles aveva seguito programmi innovativi sul rimboschimento. Saranno loro a salvare il mondo. Con questo spettacolo la mia intenzione non è raccontare una storia, tant’è che il clima è piuttosto astratto, ma sono i vari elementi messi insieme a fare la storia. I danzatori per metà spettacolo sono vestiti, l’altra metà sono nudi ma dipinti. È stato a diciannove anni che avevo scoperto che potevo esprimermi e raccontare col corpo. Del resto il nostro linguaggio nasce dal corpo, che è il nostro strumento. La tecnica, invece, è un modo di esprimersi; a differire sono solo le finalità”.
Negli anni ’80, con Momix e Iso, Ezralow ha rinnovato la danza contemporanea rendendola giocosa, atletica, popolare, collaborando anche con rockstar come gli U2. Con Open, invece, punta sulla classica. “Sono una persona che ha dedicato la vita alla creatività del movimento in ogni spazio: palcoscenico classico, Broadway, televisione. Per me l’atto creativo è sacro e può insorgere dalla cosa in apparenza più inutile. Nell’inseguirlo, le mie cellule provocano una reazione che fa vivere l’opera stessa. Non so dire dove sta andando la danza, semplicemente perché è molto più grande di noi ed è un istinto per me. L’importante è essere nell’oggi con il proprio bagaglio, perché è lo spirito che cambia. La mia danza è fisicità, ironia, leggerezza e tanta gioia. Non voglio un pubblico annoiato ma felice e convinto, che quando esce dal teatro porti via qualcosa attraverso gli occhi. Voglio sorprenderlo. Così per Open ho scelto la musica classica e quella che ho scelto è alla portata di tutti, come nel film “Fantasia” di Disney. Ho scelto proprio la più tradizionale e conosciuta, come i Notturni di Chopin e le musiche più celebri di Rossini, Beethoven, Bach. Creano un bel contrasto. Ritengo sia un po’ scontato ormai costruire un balletto su una musica rock o elettronica, oppure su una musica classica trasformata in musica rock. Dagli anni ‘80 in poi si è instaurato un legame fortissimo tra la danza e la musica pop-rock. I musicisti avevano cominciato ad affidare ai coreografi i videoclip delle loro canzoni e i ballerini delle grandi accademie si erano ritrovati a interpretare i Beatles. In questa idea, però, secondo me non c’è molto di nuovo. La novità, invece, è vedere un ballerino jazz o hip hop che danza sull’ouverture del Guglielmo Tell di Rossini. Sono assolutamente convinto che le coreografie possano aiutare i giovani ad avvicinarsi alla musica classica. La classica oggi ha tanto da dire, in questo senso è nuovissima. In fondo è Lei che tiene insieme la danza classica, quella moderna e l’hip hop. L’artista deve sempre de-costruire per rinnovarsi, è fondamentale per la creatività e in questa fase della mia vita mi rendo conto che la musica classica è molto moderna. Bach, ad esempio, è pazzesco. Se lo ascolti, dopo non ti piace più neanche il rock”. Ezralow non vede una grande differenza nella formazione dei ballerini italiani e americani. “Più della nazionalità, nella loro formazione emerge l’origine, vale a dire se un danzatore ha iniziato in televisione o in teatro oppure in strada per divertirsi e poi gli è stato consigliato di seguire un corso. Un tempo in Italia i danzatori non capivano la lezione di Martha Graham, oggi invece tutti conoscono l’importanza della contrazione e sanno che ogni movimento parte dal centro del corpo”.
 
Open è abbagliante. [“La Observed”]
 
Open è un’esplosione di energia. [“la Repubblica”]
 
Open ci fa ridere, sospirare e riesce persino a farci sentire un tocco di tristezza. [“See Dance News”]
 
Open è arte per tutti. Riferimenti Sofisticati, vistosa fisicità ginnica, giocosità colorata e luminosa, impressionanti proiezioni, umorismo e teatralità, umanità che fa ritorno alla natura rimanendo ancorata alla saggezza. Ezralow incoraggia l’audience ad essere aperti alla vita. [“Los Angeles Times”]
 
Talenti di questo tipo è raro che compaiano. Come Jerome Robbins e Bob Fosse, Ezralow è uno di quei grandi coreografi americani che hanno lavorato per il cinema e il teatro. [“The Philadelphia Inquirer”]
 
RINNOVO ABBONAMENTI
da mercoledì 26 giugno a mercoledì 10 luglio
diritto di prelazione riservato agli abbonati della passata stagione teatrale con conferma turno e posto
da sabato 13 a lunedì 15 luglio
diritto di prelazione riservato agli abbonati della passata stagione teatrale con possibilità di cambi turno e/o posto
 
NUOVI ABBONAMENTI
da mercoledì 28 agosto a sabato 12 ottobre
 
Ogni persona può acquistare e rinnovare, in una sola volta, non più di quattro abbonamenti.
L’abbonamento è al portatore e può essere ceduto ad altra persona.
Per conservare il posto della passata stagione è necessario confermare l’abbonamento entro il 10 luglio.
Entro il 15 luglio è invece possibile usufruire del diritto di prelazione per il cambio di turno e/o posto.
 
BOTTEGHINO TEATRO DELLA FORTUNA
Il botteghino del Teatro della Fortuna [Piazza XX Settembre n. 1 tel. 0721 800750] in campagna abbonamenti è aperto come segue:
rinnovi tutti i giorni 17.30 – 19.30; mercoledì, sabato e domenica anche 10.30 – 12.30
nuovi dal mercoledì al sabato 17.30 – 19.30; sabato e mercoledì anche 10.30 – 12.30
 
ABBONAMENTO [7 SPETTACOLI]
Settore A € 165           Settore B € 130           Settore C € 100
Speciale Giovani
Settore B € 100           Settore C € 70
*riservato ai giovani fino a 26 anni
Speciale Scuola
Settore B € 75             Settore C € 65
Speciale Soci BCC Fano
Settore A € 148           Settore B € 117           Settore C € 90
 
VENDITA BIGLIETTI
da mercoledì 16 ottobre vendita biglietti per tutti gli spettacoli
da giovedì 17 ottobre vendita biglietti on line
 
BOTTEGHINO TEATRO DELLA FORTUNA
Per la vendita dei biglietti il botteghino del Teatro della Fortuna è aperto dal mercoledì al sabato dalle ore 17.30 alle ore 19.30; il mercoledì e il sabato anche dalle ore 10.30 alle ore 12.30. Nei giorni di spettacolo è aperto con orario 10.30 – 12.30 e dalle 17.30 ad inizio rappresentazione; la domenica di spettacolo è aperto con orario 10.30 – 12.30 e dalle 15 ad inizio rappresentazione.
 
BIGLIETTI
Settore A € 25 € 20 ridotto*     Settore B € 20 € 15 ridotto*
Settore C € 15 € 10 ridotto*     Settore D € 10 € 8 ridotto*
*riservato ai giovani fino a 26 anni
Speciale Soci BCC Fano
Settore A € 22             Settore B € 18             Settore C € 13             Settore D € 9
Speciale Scuola
Settore B € 13             Settore C € 10             Settore D € 8
 
VENDITA ON-LINE
www.vivaticket.it | www.liveticket.it
 
INIZIO SPETTACOLI
ore 21
domenica ore 17
 
INFORMAZIONI & PREVENDITE
Botteghino Teatro della Fortuna tel. 0721 800750
botteghino@teatrodellafortuna.it
Teatro della Fortuna tel. 0721 830742 | www.teatrodellafortuna.it
AMAT tel. 071 2072439 | www.amatmarche.net
call center 071 2133600

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